Quattro passi con il sintomo

Il corpo parla, ma chi lo ascolta veramente? Di solito di fronte ad un mal di testa, un dolore dell’addome, un disturbo digestivo o muscolare allunghiamo la mano verso il cassetto e assumiamo distrattamente un antidolorifico o altro. In sostanza lo mettiamo a tacere, non ci passa nemmeno per la testa che quel sintomo, quel segno, sia in realtà un ‘messaggio’, che il nostro corpo stia comunicando con noi nell’unico modo che gli è possibile. È l’intrigante chiave di lettura di questo saggio, che porta con sé saggezze antiche e conoscenze moderne e sembra una sintesi pratica di medicina cinese, flussi di energia, chakra da una parte e le più moderne conoscenze di psiconeuroimmunologia dall’altra. Quelle che hanno ormai assodato che molte malattie dermatologiche hanno una base psicosomatica, che se siamo tristi e depressi ci ammaliamo di più e se amiamo viceversa il nostro sistema immunitario è più forte. Conoscenze aneddotiche che in parte ci derivano da una saggezza popolare e antica e che l’autrice chiarisce con il funzionamento dei chakra. In un corpo sano e una mente serena l’energia fluisce dal basso verso l’alto e viceversa, mentre in presenza di conflitti emotivi il chakra corrispondente si blocca, si chiude, alterando questo flusso benefico e vivifico. Il primo ad esempio è posto alla base della colonna vertebrale, al centro del perineo e le sue vibrazioni sono rivolte verso il basso, la terra, le origini. Chi mostra disturbi a carico di questo punto spesso ha alle spalle una relazione complessa con la madre, spesso assente, dalla quale non si sente accettato e sviluppa quindi una insicurezza profonda. Ma anche problemi di stipsi e colon irritabile sintomo di una cattiva gestione delle emozioni o di una ricerca di perfezione che rifiuta anche l’idea di una cosa sporca come le feci. Ovviamente tali interpretazioni emergono solo dopo un lavoro, mediato da un terapeuta, che dia letteralmente voce al sintomo. Il ‘voice dialogue’ è una parte della Psicologia dei Sé che mira a far parlare i nostri Sé nascosti, profondi, spesso ignorati che premono attraverso la malattia per sostenere le proprie istanze. Ecco come la malattia può diventare uno strumento di conoscenza, di consapevolezza e come il percorso di dialogo strutturato con uno psicologo o un coach porti spesso alla guarigione, alla remissione dei sintomi o ad un decorso di malattia più breve…
Le popolazioni occidentali sono sempre più malate e patologie che erano appannaggio dell'età anziana colpiscono ora anche soggetti giovani. Cosa sta succedendo? La nostra società è sempre più connessa, proiettata e orientata all'esterno, alla socializzazione ma ha perso quasi completamente il contatto con l'interiorità. Nelle società antiche conoscevano bene questo rischio e organizzavano cerimonie rituali collettive che servivano a canalizzare all'esterno i fattori di tensione e rilassare l'individuo, che ne usciva purificato. Questi rituali sono oggi pressoché scomparsi. Di fronte alle avversità ognuno sceglie una strategia di 'coping', ossia di risposta, molti però scelgono di non analizzare il problema, lo spostano su altro, lo evitano o lo zittiscono facendo finta di nulla. L'emozione negata allora cerca altre strade per dare segno di sé e il sintomo diventa la sua voce e il suo linguaggio. Ogni giorno indossiamo delle maschere e mettiamo in atto delle strategie per proteggerci dal dolore, ma talora questi strumenti diventano delle trappole. È un percorso durante il quale l’autrice Edi Salvadori, psicopedagogista e counselor relazionale,  parla della teoria ma propone stralci di numerose sedute in cui si comprende perfettamente come il paziente stesso abbia le risposte del suo conflitto e gli strumenti per affrontarlo e risolverlo. E sottolinea come il corpo è il nostro più grande ‘capro espiatorio’ su cui riversiamo tensioni e disagi.

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