Quel giorno a Nagasaki

Quel giorno a Nagasaki
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9 agosto del 1945. Amaterasu Takahashi sta accompagnando come ogni mattina il nipotino Hideo a scuola, un bambino riservato ma capace di stupirsi osservando la natura intorno a lui. Di lì a poco la nonna dovrà incontrare sua figlia Yuko, la madre di Hideo, per parlarle di una situazione spiacevole che Amaterasu pensava di essersi messa alle spalle. Il consorte Kenzo è al suo posto di lavoro alla Mitsubishi impegnato nella costruzione della navi da guerra, invece il marito di Yuko Shige Watanabe è da tempo partito per la Birmania come ufficiale dell’esercito giapponese. Ma l’incontro tra la madre e la figlia non avverrà mai. Poco prima che Amaterasu possa raggiungere la cattedrale dove Yuko l’attende, Pikadon in un attimo distrugge il loro piccolo mondo fatto di problemi, ma anche di un affetto profondo e sincero. L’esplosione lascia dietro di sé solo corpi martoriati ed edifici carbonizzati. Nei giorni successivi Kenzo e la consorte – quest’ultima dilaniata dal rimorso per aver dato appuntamento alla figlia proprio nel centro della città, dove l’esplosione ha avuto l’effetto più devastante – cercano inutilmente Yoko e Hideo negli ospedali, allestiti in fretta per soccorrere nel miglior modo possibile i sopravvissuti gravemente feriti, e negli orfanotrofi dove sono stati condotti i bambini vittime della bomba atomica. Alla radio l’imperatore del Giappone, ancora dai più ritenuto una divinità tra gli uomini, annuncia l’arresa e anche Kenzo e Amaterasu dopo un bel po’ di tempo si rassegnano alla perdita dei loro cari. In un tentativo illusorio di dimenticare quanto ha dovuto subire, l’ingegnere navale decide di accettare l’offerta di alcuni colleghi americani di trasferirsi negli Stati Uniti e la moglie lo segue, prima non troppo distante da Los Angeles e poi ancora più lontano, nella zona orientale degli Usa. Kenzo non ha difficoltà ad adeguarsi alla cultura autoctona, versatilità che gli permette nel lavoro di spendere al meglio le sue conoscenze, ma Amaterasu non ha le sue stesse doti e anche imparare a parlare inglese correttamente per lei resterà sempre uno scoglio insormontabile. Così si accontenta delle poche parole che conosce per comunicare con i vicini di casa e di vivere nell’ombra di Kenzo, per rimanere inesorabilmente abbandonata alla sua solitudine con la morte del marito. Il vizio del bere resta l’unica compagnia di Amaterasu, fino a quando bussa alla sua porta un uomo di quarantasei anni che dice di essere suo nipote Hideo sopravvissuto a Pikadon…

Con Quel giorno a Nagasaki – titolo originale A dictionary of mutual understanding, ovvero in italiano Un dizionario della comprensione reciproca - la giornalista inglese Jackie Copleton fa il suo esordio come scrittrice in seguito a un lungo soggiorno nella città giapponese martoriata dalla bomba atomica, dove gli abitanti non hanno ancora dimenticato l’orrore avvenuto. L’opera, con il discreto successo conseguito tra i lettori inglesi che rivelano ancora grande interesse per le vicende legate al secondo conflitto mondiale nell’Oceano Pacifico, è stata tradotta in francese, tedesco e olandese – oltre chiaramente all’italiano – e candidata al Baileys Women’s Prize, il noto premio britannico a cui possono partecipare solo scrittrici e dove anche la giuria è composta unicamente da donne, che prevede la valutazione delle migliori fiction. Alla vincitrice, oltre a trentamila sterline, viene donata la scultura simbolo del premio, Bessie, opera di Grizel Niven, la sorella dell’attore David Niven morta nel 2007. La costruzione narrativa del romanzo di Jackie Copleton rende la storia della famiglia Takahashi particolarmente accattivante, perché costruita su tre flashback che permettono di svelare le vicende su cui Amaterasu non riesce a smettere di riflettere e di provare sentimenti misti tra il rancore e il rimorso. Dalle lettere di Yoku riemerge l’amore impossibile della ragazza per l’amico del padre, l’affascinante dottore Jomei Sato, mentre quest’ultimo nelle sue lettere narra la storia del povero Hideo all’orfanotrofio e, infine, è Amateraso stessa che ricordando ricostruisce la sua dolorosa e umiliante giovinezza. Nel titolo originario scopriamo la chiave di lettura del romanzo: Un dizionario della comprensione reciproca. Ed è proprio la capacità di provare empatia con il prossimo anche di fronte alle vicende più terribili che deve apprendere l’anziana donna giapponese. Sia lei, sia la figlia hanno dovuto soffrire a causa del dottor Sato, che però non ha impedito loro di costruirsi una vita con un uomo in grado di garantire la stabilità economica e la felicità coniugale. Certo, Jomei ha sbagliato, ma anche Amaterasu e Kenzo hanno sbagliato a imporre la loro volontà a Yoku e persino la ragazza non è stata completamente sincera con se stessa e con il suo futuro marito, quando ha accettato di sposarlo. Probabilmente era innamorata di Shige, ma non era riuscita a dimenticare completamente Sato. I sentimenti sono una materia complessa e Jackie Copleton ne è pienamente consapevole, ecco perché ha scritto un romanzo che va a scavare nell’animo umano per comprendere la natura e l’entità delle emozioni, che sono talmente importanti e intoccabili da sopravvivere persino alla distruzione della bomba atomica.



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