Quella notte a Dolcedo

Quella notte a Dolcedo
1944. L'Italia è occupata dai nazisti. Sono giorni convulsi e disperati di partigiani, fucilazioni, paura, rastrellamenti. Proprio durante un rastrellamento a Sorba, in Liguria, un ignoto delatore consegna al soldato nazista Hans Lotle un foglietto scritto in un italiano sgrammaticato che svela il nascondiglio della famiglia Droneri – proprietaria di un forno in paese - accusata di aiutare e foraggiare i partigiani. I tedeschi si recano sul posto, un pozzo tra le vigne nei dintorni del paese, e sterminano i Droneri a colpi di mitra. Sulla strada del ritorno verso Sorba, Lotle nasconde una cartellina di pelle contenente dei documenti che i Droneri custodivano gelosamente e che ha sottratto ai cadaveri, e nel farlo nota tra i rovi un bambina scampata alla mattanza, ma tace per pietà. Quando successivamente racconta l'accaduto al suo superiore, il capitano Thomas Garser, uomo più interessato agli scavi archeologici e alle carte antiche che non alle operazioni di guerra, Lotle non viene creduto: Garser è piuttosto convinto che il suo soldato si sia inventato questa storia romantica per nascondere un'informazione preziosa o magari distogliere l'attenzione da qualcosa che ha rinvenuto sul luogo del massacro. 1989. Alla natale Dolcedo – nei dintorni di Sorba - fa ritorno dopo tanti anni, una storia familiare dolorosa e un confuso peregrinare per il mondo una ragazza di nome Lori. Tutto quello che ha sta nella sua valigia e nel suo cuore. Per prima cosa chiede lavoro nell'ospedale dove è nata, ora divenuto una casa di riposo, e cerca rifugio in un vecchio magazzino appartenuto alla sua famiglia in passato. Le testimonianze di alcuni anziani e l'incontro col vecchio amico Gregorio – ora ladruncolo di professione – la aiutano a ripercorrere i suoi ricordi, a riscoprire le sue radici. Per esempio ricorda quel buffo signore tedesco ormai morto da anni che viveva in paese durante la sua infanzia e che tutti chiamavano 'quello degli atti' per la sua mania di studiare antichi documenti e di interessarsi agli scavi archeologici di Locus Bormani, il luogo nel quale anni prima erano stati rinvenuti i resti fossili di un mammuth... come si chiamava davvero il tipo? Ah, sì, Garser. Intanto, nella Berlino Est dei mesi immediatamente precedenti alla caduta del Muro, l'anziano Hans Lotle vede la sua richiesta di un visto turistico per Vienna finalmente approvata dopo una interminabile trafila burocratica. Tra i sospetti del tenente della polizia Günter Kobel, Lotle parte, diretto in realtà verso la Liguria. Qui si mette subito alla ricerca spasmodica del suo passato, della verità sull'identità della bambina di quella notte fatale del 1944 e della cartellina che lui stesso ha nascosto 45 anni prima...
Marino Magliani mette al servizio del suo quarto romanzo il suo innato talento per il raccontare, confermando il suo stile inimitabile fatto di realismo, lirismo e narrativa di genere. Ci sono paesaggi liguri struggenti descritti con nostalgia (paradossalmente accentuata, non certo diminuita dal fatto che nella realtà non esiste nessun paese che si chiama Sorba né sono stati rinvenuti mammuth in Val Prino, perché l'idealizzazione grazie a questo stratagemma di fiction si fa più limpida, più pura, persino più vera), ma c'è anche un plot che intreccia Seconda Guerra Mondiale, noir, archeologia fantastica, una sghemba storia sentimentale. E qua e là allusioni, rimandi, pennellate fugaci che lasciano intravedere al lettore ulteriori misteri, segreti innominabili, trame occulte e che energizzano la lettura fino alla drammatica rivelazione del finale. Un libro maturo, scritto magnificamente, che sancisce l'entrata di Magliani Marino da Dolcedo, impiegato nella cittadina olandese di IJmuiden dopo una vita girovaga, nel ristretto gruppo dei grandi della narrativa italiana.

Leggi l'intervista a Marino Magliani

 

 

 

 
 
 
 
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