Quella vita che ci manca

Quella vita che ci manca

Sono le tre del mattino di un gelido gennaio. Valentino si nasconde nell’ombra dalla luce di un lampione. Poco distante sua sorella Anna, col cappuccio della felpa tirato su, cammina nervosamente, avverte suo fratello che gli si vedono i piedi, che deve stare attento anche se la strada sembra deserta. Fissano entrambi la porta dell’ufficio parrocchiale della chiesa di San Cristoforo, una porta apparentemente indenne tranne il lieve graffio fatto con un coltello. Quando l’altro fratello Alan esce a mani vuote rimprovera Anna, doveva rimanere in macchina, il palo lo avrebbe fatto Valentino. Alan è brusco e li riconduce alla vecchia Tipo in cui il quarto fratello, Vadim, sta dormendo. È ora di svegliarsi, di andare a casa, anche se solo con un pugno di mosche in mano ed una canzone di Lucio Dalla che esce dallo stereo. Il riscaldamento è rotto, ma per fortuna, ci vogliono solo pochi minuti per tornare alla Fortezza...

Con questo suo terzo libro Valentina D’Urbano ritorna nel quartiere della Fortezza, che avevano già conosciuto al suo esordio con Il rumore dei tuoi passi. La Fortezza è una semi-immaginaria zona di Roma, un luogo isolato dove la gente normale ha paura ad andare e spesso non ne ha neanche motivo. Grandi palazzoni di cemento, infrastrutture abbandonate, case di nessuno, occupate da gente alla deriva, senza un lavoro e senza prospettive. Quello che la D’Urbano sostanzialmente crea con la Fortezza è un marchio nero per i suoi protagonisti: è un ghetto da cui è quasi impossibile andar via, è la casa della rassegnazione e della rabbia. Laggiù la vita è difficile e pericolosa e gli stessi fratelli Smeraldo sono così parte integrante di questo affresco di degrado sociale che sembrano voler evadere dalla pura finzione letteraria per assumere un valore più assoluto. In questa direzione, il destino di chi vive alla Fortezza appare, dunque, così tanto ineluttabile che quel filo di speranza che, invece, si delinea alla fine - per quanto esso sia una felicità rammendata e pur sempre molto costosa - sembra quasi fuori posto, non voglio dire forzato, ma che senza il quale la storia avrebbe potuto prendere una piega sì più grave ma anche più vicina alla verosimiglianza che il libro ricerca.



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