Quelli che meritano di essere uccisi

Quelli che meritano di essere uccisi
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All’aeroporto londinese di Heathrow il bel Ted Sevenson, consulente plurimilionario, incontra una giovane archivista, eterea ragazza magra sul metro e settanta, davvero carina. È Lily Kintner, lunghi capelli rossi, meravigliosi occhi di un verde-azzurro cangiante, pelle bianca inabbronzabile, lentiggini affascinanti su braccia e collo, cresciuta selvatica in una magione vittoriana immersa nei boschi del Connecticut coi liberi e creativi genitori: il padre David, famoso romanziere inglese, e la madre Sharon, pittrice espressionista astratta. Lily sta tornando in patria dove aver visitato il padre in carcere, arrestato per aver ucciso la seconda moglie in un incidente d’auto, ubriaco al volante. Prima nella business lounge, poi in business class Ted le racconta dell’appariscente moglie Miranda, gambe lunghe e seno generoso, scura e carnosa. I due sono sposati da tre anni a Boston e in procinto di inaugurare una casa strabiliante sulla costa meridionale del Maine. Racconta che Miranda si è praticamente trasferita già lì in albergo, ma la settimana prima lui ha scoperto per caso (con l’aiuto di un binocolo) che la donna si gode una intensa relazione sessuale col capocantiere Brad. Ted confessa che avrebbe voglia di ammazzarla, Lily non si scompone e dice che allora lo l’aiuterà e poi gli spiegherà perché (ha già ucciso un uomo che voleva farsela, appena 14enne, buttando poi il corpo in un pozzo). Fanno un piano, cercano vendetta e un poco si desiderano. Non è mai escluso che ci si possa eccitare nel pensare di avere ragioni per uccidere. Lily non se ne pentirà mai. E forse Miranda non le è estranea…

Lo scrittore americano Peter Swanson costruisce uno scanzonato lucido noir di relazioni oscure. Tutti raccontano in prima persona, nella prima parte Ted e Lily, nella seconda parte Lily e Miranda, nella terza (finale) parte Henry Kimball, l’agente che investiga sull’omicidio, e ancora Lily. È lei ad aver maturato precocemente la convinzione che qualcuno merita di essere ucciso (da cui il titolo originale del romanzo, The Kind Worth Killing), è intorno a lei che ruota tutta la storia, dotata di un senso morale animale (diverso da quello umano). “Onestamente, non credo che l’omicidio sia così brutto come lo dipingono. Tutti dobbiamo morire… Uccidendo tua moglie, anticiperesti solo la fine a cui è destinata per natura. Quando qualcuno abusa del suo potere, oppure dell’amore degli altri come ha fatto Miranda, beh, quel qualcuno merita di morire. Uccidere somiglia a un prurito che non riesci mai a placare del tutto”. Peraltro non risultano esemplari gli uomini che incrociano la sua vita: il pittore Chet con la bava alla bocca o l’ingenuo furbastro competitivo politicante Eric, presidente della confraternita letteraria. I personaggi leggono tutti abbastanza (Lily tanti gialli inglesi), perlopiù sono sinceri bugiardi, stanno poco sui social. Pinot grigio con le linguine alle vongole, unico piatto che viene bene a Ted, il quale sceglie lo Syrah Vecchio Mondo per l’agnello preparatogli dalla moglie in viaggio d’interesse. Al bar Lily ascolta Eagles e Stones, conosce ma non ama il jazz perché le ricorda i genitori; Miranda sopporta i Radiohead in languidi party.



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