Quello che hai amato

Quello che hai amato

ME619753 è la targa dell’auto con cui la mamma va a prendere Nadia: ha appena acquistato una Panda. È l’inizio del cambiamento, o meglio, un modo per far sì che un evento devastante quale la morte del padre possa essere lentamente metabolizzato cominciando lentamente a trasformare la propria vita. La Panda accompagnerà Nadia per tutta la sua adolescenza: con la Panda si faranno le gite fuori porta, cantando a squarciagola con sua madre e ridendo con il sole caldo sul viso, la Panda sarà la sua prima auto da guidare, la compagna fidata di mille avventure… New York è il luogo in cui è nata. Suo padre è arrivato da sua madre con un enorme mazzo di fiori e per la prima volta ha guardato sua figlia Claudia. Tutti e tre hanno vissuto per qualche anno in un appartamento di Bensonhurst prima che i due decidessero di separarsi. Claudia ha amato profondamente New York: la prima volta che è stata a Manhattan con suo nonno è scolpita in maniera indelebile nella sua mente. Il suo è stato il primo tradimento alle sue origini italiane, come abbandonare “Mario Merola per Lou Reed”…

Violetta Bellocchio, scrittrice che fa ancora parlare di sé per il suo Il corpo non dimentica, ha portato avanti un progetto: raccogliere le nuove promesse della letteratura italiana e far sì che si raccontassero con un frammento narrativo. Undici scrittrici, undici storie vere. Nadia Terranova, Giusi Marchetta, Claudia Durastanti, Giuliana Altamura, Mari Accardi, Raffaella Ferré, Flavia Gasperetti, Carolina Crespi, Serena Braida e Chiara Papaccio hanno raccontato quello che amano. Spesso sono i loro ricordi: ci si trova dentro la loro infanzia e la loro adolescenza, si legge di Messina, New York, Londra, Bari, Napoli, Milano. E non ci si annoia mai. Ogni racconto è un mondo a se stante, un diamante prezioso da custodire con cura; ogni storia ci colpisce al petto, proprio lì dove c’è il cuore. Le undici scrittrici ci mettono la faccia e un frammento della loro storia personale. Quello che hai amato è un testo da leggere, da amare in ogni singola storia. “Scrivere in prima persona è comunque una forma di liberazione. Non sono gli altri a parlare di te; sei tu a raccontare te stessa, qui ed ora, in base a quello che hai fatto, ricevuto, assorbito. Sei tu a decidere che cosa è importante sapere sul tuo conto” scrive la Bellocchio nell’introduzione. A tutti noi non resta che cominciare a leggere.



 

 

 

 
 
 
 

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