Quello che non uccide

Quello che non uccide

Mikael Blomkvist sorseggia il suo cappuccino guardando da dietro la finestra la bufera che imperversa. Ha dormito solo un paio d’ore e non ha per niente voglia di iniziare una giornata che si preannuncia tutto fuorché stimolante. Da quando il gruppo della Serner Media ha rilevato la maggioranza delle azioni della “Millennium” le cose sono andate progressivamente peggiorando, soprattutto quando alla grave crisi economica della rivista si è sommato il fatto di non “aver più azzeccato uno scoop dai tempi dell’affare Zalachenko”. O forse Mikael ha davvero perso la passione per il proprio lavoro e deve dar retta a chi lo addita come giornalista dalle idee antiquate? Eppure mentre Ove Levin - guru mediatico della Serner Media - ha già trovato il modo per allontanare Blomkvist dalla redazione, in una notte da lupi il fondatore di “Millennium” riceve una strana telefonata. Si tratta di Frans Balder, genio dell’informatica, autorità mondiale nel campo dell’intelligenza artificiale; un matrimonio distrutto alle spalle ed un figlio autistico. “Ho paura e voglio tirare fuori le informazioni che ho. Non intendo più essere l’unico ad averle”...

A più di dieci anni dalla scomparsa di Stieg Larsson – che pare avesse espresso la volontà di dedicare ben dieci libri alla saga Millennium ‒ la pubblicazione di un sequel è sicuramente da salutare innanzitutto come un atto di vero coraggio. Un progetto che il padre ed il fratello di Larsson hanno perseguito per anni, andando contro il parere della compagna dell’autore scomparso, e ricercando accuratamente un erede che potesse degnamente proseguire il lavoro di Stieg. Lagercrantz – conosciuto ai più per aver scritto la biografia di Zlatan Ibrahimovic, ma anche affermato giornalista – ha sicuramente vinto la scommessa. Superato l’inevitabile pregiudizio nei confronti di un prodotto che, visto da fuori, sa tanto di semplice operazione commerciale, si apprezzano le atmosfere, lo stile ed i personaggi che risorgono dopo un decennio quasi intatti. Stesse ambientazioni, un Mikael ed una Lisbeth che forse hanno perso un po’ di smalto, è vero, ma nuovi personaggi come quello di Frans Balder molto ben caratterizzati e del tutto in sintonia con l’universo pensato da Larsson. La trama forse è meno intricata rispetto ai precedenti volumi e cade in alcuni cliché – come quello del bambino autistico savant – già ampiamente sfruttati da letteratura e cinematografia; eppure tra formule matematiche, termini informatici, intrighi politici, malavita organizzata e il torbido passato di Lisbeth che torna prepotentemente a galla, la narrazione scorre veloce e non priva di colpi di scena in un finale che ovviamente lascia presagire un ulteriore sequel. E forse la vera sfida inizia proprio da qui.



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