Questa è la storia

1938, la radio è protagonista delle dittature europee e nonostante l’inizio della Seconda Guerra mondiale sia vicino, il tenore fiorentino Carlo Buti canta “Oggi che magnifica giornata” e in ogni dove, strade, case, cantieri, risuona il ritornello “Vivere, senza malinconie… Vivere finché c’è gioventù, perché la vita è bella la voglio vivere sempre più”. L’illusorio ottimismo trionfa e si diffonde grazie alla radio insieme a notizie delle quali non si vuole capire la portata: Hitler impone l’ultimatum all’Austria perché realizzi il partito nazista e avvenga l’annessione alla Germania. Non dimenticar le mie parole è il successo di quei giorni e Hitler, il 14 marzo a Vienna, con la voce sottile e stizzita pronuncia parole indimenticabili che entrano tramite la radiodiffusione nelle case di tutti: “Come Führer e cancelliere della nazione tedesca e del Reich annuncio al cospetto della storia l’ingresso della mia patria nella nazione tedesca”. Ben poco c’è da “ridere delle follie del mondo”, ma l’Italia degli anni Trenta ha l’ambizione di diventare un paese di rilievo in Europa e allora: educazione militare, lavoro sei giorni su sette e la domenica festa per tutti con i vassoi delle paste alla vaniglia e cioccolata o il moderno budino Elah, fatto con le bustine o il gelato Pinguino, sullo stecco da passeggio. Il giorno di festa si chiude con la famiglia riunita per ascoltare il radio notiziario delle venti. L’1 marzo 1938 l’annunciatore interrompe la Canzone sospirata di Vittorio de Sica per comunicare all’Italia intera la morte improvvisa del poeta e comandante Gabriele D’Annunzio…

Questa è la storia. Cinquant’anni di storia italiana attraverso le canzoni è una rielaborazione e ampliamento delle pagine scritte dallo stesso Umberto Broccoli dal 2012 per “Sette”, il supplemento settimanale del “Corriere della sera”. La rubrica si intitolava Storie (di) note, Broccoli prendeva spunto da una canzone per raccontare fatti storici e curiosità dell’epoca, appunto più o meno noti, in cui quel testo era stato scritto. Quello dato alle stampe è invece proprio un libro di storia, in cui la musica fa da colonna sonora: talvolta rispecchiando la politica e gli eventi sociali, talaltra allontanandosi dal contesto per definire una realtà fittizia e auspicata. In ogni caso le canzoni veicolano immediatamente il sapore, le tensioni, le speranze della vita quotidiana e la radio, altra indiscussa protagonista del libro, ne diventa strumento di diffusione privilegiato. I riferimenti alla musica partono già dal titolo, Questa è la storia, incipit de Il ragazzo della via Gluck di Adriano Celentano (1966), interpretata da Gianni Morandi che “cantava Viva la libertà, ma ricevette una lettera”. Una provocazione tutta italiana contro la guerra in Vietnam, che “esplode nelle piazze e finisce nel repertorio di Joan Baez”, perché anche se con le canzoni non si fanno le rivoluzioni è sicuro che spesso anticipano e facilitano i cambiamenti culturali. Nonostante l’interpretazione di Broccoli non sia sempre condivisibile e mostri imprecisioni, raccontare il contesto in cui sono nate certe canzoni è una maniera piacevole di rinfrescare cinquanta anni di storia italiana e, proprio grazie alla musica, di fissarne il ricordo.

 


 

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