Questa notte non dormire

Questa notte non dormire

Freddy Krueger non è un boogeyman come gli altri. A differenza di altre icone horror degli anni ’70, ’80 e ’90 non si limita a fare a pezzi nei modi più creativi le sue malcapitate vittime, ma instaura con loro un rapporto preda-predatore fondato su battute, ammiccamenti, sorprendenti trasformazioni e, come da tradizione, galloni e galloni del buon vecchio succo di pomodoro. Peculiare è anche il suo aspetto fisico, dato che si tratta di un ex-serial killer di bambini tornato a vivere negli incubi dopo essere stato arso vivo dai genitori di quei bambini che lui stesso aveva ucciso. Viso sfigurato dalle ustioni, cappellaccio in testa, maglione sdrucito a righe e l’immancabile guanto munito di rasoi: più che un impassibile armadio a quattro ante alla Jason Voorhees o alla Leatherface, ricorda più la malvagia Strega dell’Ovest del Mago di Oz, seppur ben più crudele e adattata a un’età in cui già da piccoli si è abituati ad essere meno innocenti ma non per questo meno fecondi di paure. Freddy, non più una minaccia da vivo, riesce però ad essere ancora più letale in sogno, e notte dopo notte tormenta e uccide gli adolescenti di Springwood…

Da fan per fan, così si potrebbe riassumere l’agile Questa notte non dormire, libro scritto a sei mani da tre appassionati di cinema con alle spalle pubblicazioni e curriculum di tutto rispetto nel settore giornalistico, editoriale e psicologico, interamente incentrato sulla figura di Freddy Krueger, icona horror della fortunata serie Nightmare, iniziata nel 1984 dal compianto regista Wes Craven. Figura chiave nell’immaginario horror dagli anni ’80 in poi, egli è divenuto, al pari di altri fortunati compagni di viaggio come Jason Voorhees della saga Venerdì 13, Michael Myers di Halloween o Ghostface di Scream, un simbolo delle paure adolescenziali e un antagonista amatissimo ad ogni latitudine del globo. Il libro, equilibrato e omogeneo nella sua duplice veste di compendio cinematografico e di approfondimento psicologico, si propone di analizzare a 360 gradi questa figura, mettendone a nudo anche gli aspetti che a prima vista vengono soffocati dalla spettacolarità degli effetti speciali e dai richiami allo spavento facile. Si evidenzia soprattutto il gap generazionale tra genitori e figli, terreno di coltura ideale per l’innominabile malattia rappresentata da Freddy, essere che dalla paura e dall’incertezza trae forza e vigore per scagliarsi contro le sue ignare vittime. Chi riesce a sconfiggerlo – seppur mai definitivamente, perché il box office è e sarà sempre legge sovrana, come dimostrano 7 film, un remake e un cross-over con Jason – ce la fa perché guardando dentro di sé affronta traumi e paure date ormai per assodate o dimenticate. Infatti, per gli autori, Krueger incarna l’Ombra personale, dove è profondo il rimosso e che, analiticamente parlando, rappresenta un’istanza di crescita tanto potente quanto devastante. Dite la verità, appassionati di horror, ci avevate mai pensato?



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