Queste stanze vuote

Tre ragazzi delle scuole superiori passano i pomeriggi a casa dell’amico ricco tra canne, videogiochi e alcol. Con i soldi lasciati dal padre industriale, che pensa in questo modo di colmare la propria assenza affettiva, i ragazzi acquistano droga nello squallido appartamento di uno spacciatore della zona. Per uno di loro, in un momento di disperazione, il passaggio fra l’hashish e l’eroina sarà probabilmente letale… In un’altra stanza, in un’altra casa, un bambino disabile osserva i suoi coetanei giocare nel cortile e studia, fino a impararli come fossero regole geometriche, i movimenti del piccolo gruppetto sul campo improvvisato. Ma la sua attenzione è attratta da un ragazzino particolarmente solitario… E poi ancora: l’impossibilità di abbattere la barriera che esiste fra un figlio omosessuale e il proprio padre; un omicidio che scuote la noia della provincia; la terribile scoperta fatta da un ragazzino durante i mondiali di calcio del ’90…
Sette stanze, ognuna con i suoi segreti, dolori, parole taciute ma anche speranza e possibilità di redenzione. Sette racconti che vanno a esplorare quella terra di confine, così feconda per uno scrittore, che sta tra la giovinezza e l’età adulta. Il pregio di Massimiliano Maestrello è quello di aver trovato una voce originale che gli permette di non cadere mai nella scorciatoia del facile stereotipo. Con uno stile asciutto e sicuro mette in scena storie e personaggi che risultano da subito veri e credibili, anche grazie alla lingua che – pur ricercando l’effetto naturalistico – non è mai sciatta e banale. Aspettiamo con curiosità la “prova romanzo” di questo giovane e promettente autore.

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