Questi tempi fuori dal tempo

Questi tempi fuori dal tempo

Roma, 6 febbraio 2005, ore 22.00. Veronica Capitelli – giubbotto di pelle nera, gonna di lana gessata grigio chiaro, camicetta avana, collant velato, scarpe di capretto – si dirige a passo spedito alla fermata dell’autobus. Ha cenato dalla sua amica Barbara e adesso sta tornando a casa. La via è deserta, ogni tanto passa qualche macchina. A un certo punto una Fiat Punto inchioda davanti a lei. Prima che Veronica possa rendersene conto, un energumeno esce dall′auto, la tramortisce con una spranga di plastica, la carica in macchina e riparte a tutta birra. Quando si risveglia, Veronica si trova distesa sopra un materasso, chiusa in un bugigattolo, mani e piedi legati, la finestra sbarrata da assi di legno e la porta chiusa a chiave… Barbara – 27 anni, capelli lisci a caschetto, maestra di sostegno – conosce Marco a una cena in casa di amici. Lui di anni ne ha 35, lavora in una casa editrice romana e ha alle spalle un matrimonio naufragato. I due si frequentano, si piacciono, si fidanzano. Sono tutti e due di sinistra, lei più fondamentalista e lui più moderato: l′una non condivide la visione del mondo dell'altro e viceversa. Quindi passano un sacco di tempo a parlare, a discutere e poi a fare pace… Isa Boccafosca è una scrittrice affermata, il suo ultimo romanzo – quello che le ha fatto vendere milioni di copie – si chiama Cento milioni di astronavi. Donna colta e raffinata, invitata a salotti culturali, cene filosofiche e aperitivi letterari, si è da qualche tempo accompagnata a un tale Oscar Mai, trasportatore squattrinato e ignorante, che mal sopporta il fatto di essere mantenuto dalla sua donna e per risolvere il problema cerca di mettere in atto degli assurdi quanto malati piani...

Francesco Fagioli è al suo secondo romanzo. Il primo, Un certo senso (Marsilio 2007), è stato candidato al Premio Strega. È una scrittura raffinata ed elegante, la sua. Una scrittura adulta e matura, dai tratti quasi “dannunziani”: l′architettura delle frasi è curata nei minimi dettagli, tutte le parole hanno il giusto suono, la giusta collocazione all′interno del periodo, la giusta lunghezza. È una scrittura che potrebbe apparire, a chi non fosse abituato, forse un tantino artificiosa, arcaica, faticosa. E invece è una scrittura perfetta e precisa, da orefice. Fagioli prova ad afferrare un tema inafferrabile e sfuggevole come il tempo incasellandolo dentro una trama ben costruita e dietro uno stile organizzato strutturato sotto ogni punto di vista. Così facendo, Fagioli gioca con il secolo in cui sta scrivendo – il Duemila – e con il tempo di cui sta scrivendo – il Novecento, questo grande colosso così ingombrante che ci portiamo dietro. Dal momento in cui la povera Veronica viene rinchiusa dal suo aguzzino nel bugigattolo polveroso, infatti, il tempo si ferma e fa marcia indietro. Gli anni scorrono a ritroso senza che nessuno se ne accorga, o meglio, senza che nessuno si senta fuori dal tempo, come se andare indietro fosse la cosa più normale del mondo. Solo Veronica assiste con attonita e sconcertata consapevolezza a quello scorrere sinistro e anomalo. Dalle parole del suo rapitore – che non manca mai di aggiornarla sui fatti di “attualità” ‒ Veronica capisce che qualcosa di molto grosso sta succedendo, là fuori. E lo capirà, a un certo punto, anche il lettore, sulle prime forse disorientato da questo riavvolgimento inaspettato.



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