Questo è il giardino

Questo è il giardino
Uno scippatore scrive una lettera ad una delle sue vittime spiegando le sue ragioni; un giovane apprendista in un’officina, la sua realtà quotidiana, il suo lavoro e le sue speranze; uno scrittore esordiente e il sottobosco dell’editoria; Yanez, compagno di avventure di Sandokan, ormai vecchio, aspetta la morte in una spoglia capanna...
L’uscita di questa antologia di racconti è un evento che merita qualche nota a margine: si tratta infatti della nuova ristampa di un libro scritto tra il 1991 ed il 1992 e pubblicato nel 1993 da Theoria, successivamente esaurito, ristampato negli Oscar Mondadori nel 1998 ma ormai sostanzialmente introvabile. Mozzi, una delle figure più attive e sfaccettate del panorama editorial/letterario italiano (il suo bollettino-blog Vibrisse è un appuntamento fisso per ogni addetto ai lavori) è talmente affezionato a questa sua opera prima da considerarla un suo manifesto programmatico, un paradigma, addirittura una dichiarazione da lasciare ai posteri, o per dirla con le sue parole nella postfazione alla nuova edizione: “Avevo voglia di fare un funerale a me stesso, e che di me stesso si potesse dire Sì, senz’altro, ha avuti i suoi alti e bassi, è stato un po’ generoso un po’ carogna, ma comunque una cosa buona l’ha fatta”. L’etichetta di testamento letterario è probabilmente troppo ingombrante per le storie di Questo è il giardino, e si farebbe un torto al bravo Mozzi ad appesantirle, perché proprio nella semplicità delle vicende e dei protagonisti che le vivono sta il segreto di 8 frammenti emozionanti, ben scritti, persino toccanti a loro modo. Soprattutto Lettera accompagnatoria e L’apprendista lasciano il segno, riuscendo nel piccolo (?) miracolo di dare voce a due anime solitarie, chiuse, di dare spazio a due voci di dentro soffocate dal rumore di fondo, dal ritmo conformista e campionato dell’esistenza. Più involuti altri momenti, ma costante la sensazione di trovarsi di fronte ad un potenziale ottimo scrittore. Promessa che Mozzi ha mantenuto, e che ha ancora tutta la capacità di ribadire. Per i testamenti c’è ancora tempo.

 

 

 

 
 
 
 
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