Qui è rimasto qualcosa di noi

Qui è rimasto qualcosa di noi
Virginia Woolf, all’epoca ancora Virginia Stephen, dal dieci agosto al cinque ottobre del 1905 trascorre insieme ai fratelli le vacanze in Cornovaglia in un paesino poco distante da dove, piccolissimi, passavano con il padre i mesi estivi. Tornare in quei posti è per lei un tuffo in una memoria preziosa, nella quale i ricordi si sovrappongono al presente, nella quale le persone la riconoscono e sono ansiose di “riempire” con le parole gli anni che li hanno visti distanti. Poi Giggleswick nello Yorkshire nel 1906, dove Virginia arriva in compagnia del suo cane Gurth, e ancora Blo’ Norton dove soggiorna di nuovo in compagnia dei fratelli in una sontuosa residenza elisabettiana e, munita di cartina come d’abitudine, si concede lunghe passeggiate tra mulini a vento, sentieri e fossati nella brughiera. E ancora New Forest, dove cammina su una strada di neve fresca sotto sempreverdi dalle foglie scure e bacche rosse, Golders Green - un’oasi verde a nord di Londra raggiunta direttamente con la ferrovia sotterranea – Playden, a pochi chilometri dal mare nel 1907, Wells, dove con i suoi due cani si dedica alla stesura di sette capitoli di quello che allora era Melymbrosia e che più tardi diventerà La crociera e infine Manorbier…
Secondo libro dedicato ai diari di viaggio che la grande scrittrice londinese tenne per tutta la sua vita. Dopo l’uscita nel 2011 del primo volume, dedicato alle cronache delle vacanze nel Mediterraneo, l’editore Mattioli 1885 torna a dar voce ad una giovanissima Woolf che tra il 1897 e il 1909 soggiornò nei luoghi di villeggiatura più belli della sua Inghilterra. Al tempo di questi scritti quella che diventerà una delle voci più importanti della letteratura del Novecento si sta faticosamente affacciando sulla scena intellettuale pubblicando le prime recensioni e i primi saggi su 'The Guardian' e sul 'Times Litterary Supplement', mentre in privato compone racconti, biografie umoristiche e ritratti che rimarranno inediti fino a dopo la sua morte. Una Woolf privata in cui possiamo scorgere i segni della sua poetica e rintracciare le principali tematiche, in cui possiamo godere dei tanti cambi di registro e assaporare le pennellate di perfezione che utilizza nel descrivere luoghi, persone o stati interiori che la attraversano. Ciononostante si scusa con il lettore per non essere in grado di “far rivivere lo spettacolo che le si para innanzi” e offre a mo’ di scusa la speranza che di lì a qualche tempo il viaggio della mente attraversi ancora quei sentieri e si incanti davanti a quei cieli. Scuse accettate, miss Woolf.

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