Quinta colonna

Quinta colonna

Hilfe, piegandosi più che prontamente su di un fianco, afferra rapidamente il microfono e inizia in quel modo a parlare. Dice: “Vi siamo tanto grati per la vostra offerta, lady Dunwoody. Gli oggetti di lana non sono mai troppi. Sì, se non vi dispiace mandarceli in ufficio, o dobbiamo mandarli a ritirare...? Mandate il vostro autista? Grazie. Arrivederci”. Si rivolge in seguito a Rowe, in verità avendo stampato sul volto un sorriso piuttosto forzato, e prosegue di filato: “È uno strano modo di fare la guerra, questo, per un uomo della mia età, non è vero? Raccogliere oggetti di lana da vecchie signore caritatevoli. Ma è una cosa utile, mi permettono di farla, ed è sempre meglio che essere internati. Ma, voi mi capite, non è vero?, una storia come la vostra mi eccita infinitamente. Sembra possa offrire l'occasione, già, di partecipare a un'azione più violenta”. Sorride poi in direzione di sua sorella, e procede con il suo discorso sostenendo con affetto: “Per questo, naturalmente, qualcuno mi chiama romantico”. Ma la cosa strana è che lei non lo chiama affatto romantico, né, in tutta onestà, lo chiama in alcun altro modo. Sembra quasi che non solo lo disapprovi, ma addirittura che arrivi a ripudiarlo, e che non voglia in nessun modo collaborare con lui per nessuna cosa, con l’unica eccezione proprio degli oggetti di lana. Rowe ha l’impressione che le manchino il fascino e la disinvoltura del fratello…

Nel 1966 Vittorio Cottafavi, esponente della grande tradizione dello sceneggiato televisivo italiano di base letteraria, regista tra grande e piccolo schermo di Fiamme sul mare, Una donna ha ucciso, Nel gorgo del peccato, La vendetta di Ercole, Il taglio del bosco, Vita di Dante, I racconti di Padre Brown, A come Andromeda e tante altre produzioni di cui sovente ha curato anche la sceneggiatura, da questo romanzo del 1943, il cui titolo originale è The ministry of fear, ha tratto quattro puntate, da lui dirette e scritte da Aldo Nicolaj e Sandro Bolchi, con protagonisti grandi attori come Raoul Grassilli, Tino Schirinzi e Giulia Lazzarini. La storia però non è affatto ‒ nonostante persino la traduzione ormai storica, di settant’anni fa, la sola autorizzata, di Pietro Leoni ‒ datata, e ancora oggi, leggendola, se ne avverte distintamente la universale potenza. È un romanzo insieme poliziesco, psicologico e di spionaggio, ironico e travolgente, persino, a tratti, fantapolitico : simbolica, etica, morale, che ben si presta a una trasposizione filmica (come già del resto fece nel 1944 un certo Fritz Lang…), vista la ricchezza di contenuti, livelli e chiavi di lettura, la caratterizzazione accuratissima di ambienti, ricostruiti nel dettaglio, tanto che oggi paiono davvero fotogrammi di un documentario storico, e personaggi, la totale assenza di lungaggini o passaggi a vuoto. Per quinta colonna in ambito militare si intende un’organizzazione clandestina che si adopera, all’interno di una nazione, per favorire il nemico: Arthur Rowe, mentre Londra è bombardata dai nazisti, si trova invischiato, anche trascinato dalla dirompente e ineluttabile forza dell’amore, nelle trame dello spionaggio tedesco, e inizia una caccia all’uomo finissima e senza esclusione di colpi per la salvezza, la vittoria e la libertà.



 

 

 

 
 
 
 

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