Quinto comandamento

Quinto comandamento

Imola, 11 febbraio 2004. Giaccone di pelle, jeans, anfibi, maglione grigio e Ray-Ban. È vestito così l’uomo che alle ore 6:00 di una piovosa giornata invernale si presenta all’accettazione dell’ospedale imolese San Gaetano e chiede a un perplesso impiegato di vedere padre Marco Giraldi. Di fronte alla ritrosia dell’addetto allo sportello, l’uomo con fare minaccioso e aggressivo dice di chiamarsi Jean Lautrec e il suo tono non lascia certo ben sperare. Nemmeno l’avvertimento di chiamare la sicurezza serve e far demordere l’uomo dal suo scopo: con una mossa veloce e sicura, blocca il polso dell’impiegato, riuscendo così a digitare sulla tastiera del computer il nome di padre Giraldi. Ed ecco comparire sullo schermo tutte le informazioni sull’uomo che è ricoverato proprio in quella struttura. L’addetto alla reception non può far altro che un cenno intimorito del capo e restare in assoluto silenzio nel vedere Lautrec allontanarsi e salire le scale. Certo è uno strano figuro oltre che misterioso: dal fisico atletico, ma dai capelli grigi e con gli occhi contornati da rughe. L’impiegato non può non notare l’agilità di quello che al momento è il suo antagonista: un personaggio che sembra e si comporta come un ragazzo, ma dall’età sicuramente avanzata. Lautrec è davanti alla stanza numero 9, al terzo piano della struttura: una camera con tre letti, due dei quali vuoti. Solo uno è occupato da un uomo nudo, intubato, collegato a delle flebo e a un catetere, che respira con la bocca aperta. È padre Marco. Lautrec è sconvolto alla vista di quel corpo così martoriato, ma un infermiere, che fortunatamente non si lamenta della sua presenza in reparto, lo rassicura, dicendogli che quel prete ha una grande forza, che non sta affatto morendo e che ha una tempra eccellente per i suoi quasi ottant’anni. Giorgio Masera, così si chiama quel gentile paramedico che tenta ulteriormente di dare qualche buona notizia a quell’uomo che dice di essere il miglior amico di padre Marco. Viene bruscamente interrotto dall’irruzione di una guardia giurata allertata dall’accettazione. Fortunatamente Masera riesce a placare gli animi di tutti e incuriosito a sua volta dalla figura se pur pacifica di Lautrec, gli racconta dei risultati delle analisi del sacerdote, di quanto siano strambi alcuni risultati, di quello che dovrebbe esserci ma non c’è nel suo sangue e di un diario segreto, invitando l’uomo comunque ad andare via, e raccomandandosi di tornare a far visita al sacerdote. La risposta di Lautrec a quell’invito è lapidaria, ma esplicita: “Meglio di no. Io sono uno dei demoni del suo inferno”…

Quinto comandamento di Valerio Massimo Manfredi è liberamente ispirato alle vicende di padre Angelo Pansa, il sacerdote che tra il 1964 e il 1966, con il tacito benestare del Nunzio Apostolico, ha guidato un commando di mercenari assoldati per liberare i religiosi ostaggi dei ribelli Simba perché considerati complici dei colonialisti belgi. È, quindi, il racconto di una storia di vita vissuta, per la cui narrazione Manfredi ha scelto il registro epico, pur raccontando verità inconfutabili, frutto della testimonianza diretta di padre Pansa e delle parole che il sacerdote ha scritto in un diario, a testimonianza di azioni e atrocità. Il romanzo si apre con la narrazione di fatti strani, come gli inspiegabili atteggiamenti violenti di padre Giraldi in ospedale, per cui è necessario sedarlo e la misteriosa visita di Laurec. Chi è Jean Laurec? Perché nel sangue di padre Giraldi non compare una sostanza fondamentale per la terapia che sta seguendo? Per capire qualcosa in più del sacerdote combattente, è necessario fare un passo indietro negli anni: corre il 1945, quando Marco, giovane seminarista, prende i voti. Dopo anni di studio e formazione, eccolo impegnato nella sua prima missione in Congo, dove scopre realtà terribili fatte di violenza inaudita, rivolte civili e persecuzioni politiche. In/Con Quinto comandamento, Manfredi non tradisce il suo stile, caratterizzato da una elegante semplicità e dalla scrittura scorrevole, che comunque non sminuisce il peso degli argomenti trattati. Ritmo serrato, colpi di scena e fatti coinvolgenti costruiscono una trama interessante e creano un libro vincente e avvincente, che offre svariati spunti di riflessione. Manfredi, attraverso il suo ultimo lavoro e le vicende di Marco, alias padre Pansa, consegna al lettore uno spaccato di storia sconosciuto ai più, contrassegnato da indicibili violenze, soprusi, guerre civili e da uno scompenso politico così grave da minare quello che è alla base dell’esistenza umana. Lo scrittore emiliano narra di una fetta di popolazione che come allora ancora oggi fa fatica a farsi spazio nel mondo e a vedere riconosciuti i propri diritti, quegli stessi diritti che risiedono alla base della dignità umana. Quinto comandamento è un romanzo che vede protagonista un funzionario di Dio che abbraccia croce e fucile, fede e violenza per salvare chi altrimenti sarebbe stato ingiustamente trucidato. Un uomo, con la sua forza e le sue debolezze, che non ha mai sparato con l’intenzione di uccidere e non ha mai mirato al cuore di alcuno. Un libro quello di Manfredi, che invita a riflettere e a interrogarsi sul dilemma di tutti i tempi: è giusto uccidere per difendere e per difendersi?



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER