Quo vadis?

Quo vadis?
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La festa di Nerone, a cui Petronio ha partecipato, si è protratta fino a tarda notte, non permettendogli di riposare a dovere, tanto da risvegliarsi intorpidito e particolarmente annoiato. Petronio si rende conto di non essere più quello di un tempo e che ogni mattina solo il massaggio ristoratore degli schiavi riesce a restituirgli quella vivacità e quella forza necessaria per affrontare la giornata. La parte del bagno preferita dall’uomo è proprio l’oletachium, vale a dire gli ultimi minuti, quelli ristoratori, quelli che gli restituiscono gioia agli occhi e forza alle gambe. Non è mai stato attratto dalle terme pubbliche, Petronio: le sue visite in quei luoghi, infatti, si contano sulle dita di una mano. Del resto la sua “insula” è dotata di eleganti e originali bagni privati, tanto da avere una marcia in più rispetto a quelli dell’imperatore, se pur a loro volta di grande magnificenza. L’abluzione alla quale Petronio si sottopone tutti i giorni è fatta di coccole e rituali sempre identici, ma impeccabilmente meravigliosi. Viene lentamente adagiato su un tavolo di cipresso dai suoi servitori, che dopo averlo ricoperto con una finissima tela di lino, massaggiano il suo corpo quasi perfetto, con le mani pregne di olio profumato. Il calore e il profumo sprigionati da quel continuo sfregare tolgono via ogni noia e ogni stanchezza. Quella mattina, l’uomo ha voglia di parlare: chiede del tempo e chiede dei gioielli che Idomene, il gioielliere, si è impegnato a fargli vedere proprio in quel giorno. Così gli viene detto che il tempo è bello e che nessuno ha ancora portato i gioielli. Chiede, quindi, di essere trasportato alla vasca adibita ai bagni con acqua tiepida, proprio nel momento in cui il suo nomenclatore (lo schiavo che annuncia al padrone gli amici in visita per la salutatio matutina) gli riferisce che Marco Vinicio è arrivato e lo attende per un saluto. Il giovane Vinicio è il figlio di sua sorella maggiore, andata in moglie a Marco Vinicio. Il suo caro nipote, reduce dalla guerra di Corbulone contro i Parti, sicuramente è venuto a riferirgli di essere tornato definitivamente a casa. Petronio è particolarmente affezionato a Marco, ragazzo bello e curato, sia nell’aspetto che nell’animo. Il giovane viene ammesso nel tiepidario e come Petronio immaginava, è tornato per riposare e fornirgli nel contempo utili informazioni. La guerra non va bene, potrebbero essere sconfitti, meno male che c’è Corbulone… Vinicio, mentre parla, si accorge che suo zio non lo segue, che ha un aspetto che non è certo l’emblema della salute ed effettivamente Petronio ammette di non sentirsi affatto bene…

Quo vadis? è il romanzo storico nato dalla penna di Henryk Sienkiewicz che valse allo scrittore polacco il Premio Nobel per la Letteratura nel 1905. Il libro – pubblicato prima a puntate nel 1894 sulla “Gazzetta Polacca” e poi raccolto in un unico volume nel 1896 – è ambientato nella Roma imperiale di Nerone (63 d.C.-68 d.C.): fulcro della narrazione è la tormentata storia d’amore tra Marco Vinicio, soldato romano e Ligia, una schiava figlia del re dei Lici e cresciuta a Roma in una famiglia convertita al cristianesimo. Le vicende dei due giovani alleggeriscono le argomentazioni storiche che Sienkiewicz magistralmente affronta, disegnando in maniera schietta, precisa e spietata l’impero di Nerone, fatto di una grandezza sporcata da atti vili e lussi sfrenati, che sfocia nell’incendio di Roma e nella persecuzione disumana perpetrata ai danni dei cristiani. Marco Vinicio è un uomo di potere, un uomo nato e fatto per la guerra, di quelli che non si fermano davanti a nulla. Ama Ligia di un amore ricambiato, ma la giovane ama anche Cristo ed è molto combattuta. Vinicio non accetta il suo rifiuto e per questo non esita a chiedere aiuto allo zio Petronio, affinché possa rapire Ligia, sottraendola così alla famiglia. Come spesso però succede, l’amore puro, quello vero, il bene senza macchie vince sempre e ha il dono di migliorare le persone. È curiosa la genesi del titolo del romanzo, che fa riferimento a un episodio narrato nel libro apocrifo degli Atti di Pietro: l’apostolo mentre scappa da Roma, incontra Gesù e gli chiede “Quo vadis, Domine?” (“Dove vai, Signore?”) ed Egli risponde “Eo Romam, iterum crucifigi” (“Vado a Roma per essere crocifisso nuovamente”). Così Pietro, spronato da questo incontro, torna a Roma e affronta tutto quello che il destino ha in serbo per lui. In Quo vadis? è molto curata l’ambientazione storica; Sienkiewicz descrive in maniera chirurgica gli usi e i costumi del tempo, le feste imperiali e il martirio crudele sopportato dai cristiani. La bella penna del Premio Nobel polacco narra del sorgere della fede cristiana, raccontandola anche dal punto di vista storico, ma soprattutto dal punto di vista emotivo e umano. Emerge prepotentemente dalle righe del romanzo lo sconvolgimento creato dal Cristianesimo in una società malata, ormai vicina al collasso. Un Cristianesimo che salva? La risposta Sienkiewicz la lascia al lettore. È invece oggettiva, se pur non giudicante, la descrizione di una persecuzione anti-cristiana violenta e crudele, terribilmente attuale e di un mondo politico corrotto e allo sfascio, altrettanto drammaticamente attuale. Bella la descrizione dei personaggi, tra cui spicca la figura di Nerone, disegnato in tutta la sua assurda e malata grandezza. Altrettanto interessante è la figura di Petronio, autore del Satyricon, personaggio intelligente e ironico. Quo vadis? conosce diverse trasposizioni cinematografiche, tra cui quella del 1951, definita film colossal diretto da Mervyn LeRoy, pellicola con il maggior incasso dell’anno e che ha guadagnato ben 8 Nomination agli Oscar nel 1952.



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