Racconti americani

Racconti americani

Un uomo si innamora del ritratto di una giovane donna dipinto da uno sconosciuto pittore. Si mette sulle sue tracce, la trova in un vicolo anonimo di una grande città. Una ragazza meravigliosa e ammaliante. La sua futura moglie, pensa... A un uomo anziano, a cui è morta la figlia, resta la piccola nipotina da accudire. La bambina cresce taciturna e col desiderio di vedere la campagna ma al nonno, che è un umile calzolaio, per realizzare il sogno della nipotina non resta che ricorrere ad un illecito che gli peserà sul cuore tutta la vita... Due sorelle crescono con un patrigno sprezzante che pur di mettere le mani sui loro averi ed espandere i propri possedimenti non ci pensa due volte a sacrificare la vita di una delle due, la più bella, la promessa sposa all’erede del podere limitrofo. Ma non fa i conti coi fantasmi... Un figlio diseredato piange l’allontanamento dalla propria famiglia e l’incombere della povertà, ma gode dell’amore della sua giovane sposa, nata umile e per questo causa della disgrazia del suo consorte. Ma che sia nata veramente povera lo sa lei, questo è quello che crede fino a quando, dal passato, non arriva qualcuno a dimostrarle il contrario... Un uomo parte per l’America a cercare fortuna, poiché il padre non intende mantenerlo. Lascia la sua giovane promessa con l’intento di sposarla quando si sarà realizzato dall’altra parte dell’Oceano. Una lettera gli comunica presto la morte per febbre della sua amata e poiché la vita non può arrestarsi, l’uomo sposa un’altra donna. Però, ecco, la vita non può arrestarsi e una sera, a teatro, tra le attrici di seconda fila, un volto familiare, lo inchioda alla poltroncina...

George Gissing è un amante delle storie gotiche e delle cause perse, delle trame oscure e dei drammi esistenziali. Ce li propone in tutte le salse, da tutte le prospettive, con tutti i soggetti a disposizione sul tavoliere dell’umanità. Storie di malanni, cuori spezzati, revenant, morti per dolore, stenti, inedia, povertà, malinconia, parenti arcigni, cupidi e rancorosi. Morti per amore e morti per nostalgia. Gissing non fa sconti ai suoi personaggi – forse è questa la nota forte dei suoi racconti – non si affeziona loro, non li accarezza. Non ha per loro alcuna premura e di conseguenza non li risparmia. Li dà in pasto alla storia sprezzante del cuore di chi la legge. Resta pur vero, tuttavia, che dopo averne lette un paio ci si aspetta già come vanno a finire le altre e la prevedibilità diventa la cifra di riconoscimento dei suoi racconti. Certo, siamo lontani nel tempo – Gissing visse e scrisse nella seconda metà del 1800 – dal minimalismo americano e anche dai concetti di asciuttezza, ma non da quelli della concisione. I racconti sono brevi, agili anche se venati da un moralismo formale, manierati nello stile e accesi da toni enfatici che danno alla narrazione un tocco eccessivo di esaltazione. Qualcuno strizza l’occhio ai personaggi di Dickens, a Ebenezer Scrooge de Il canto di Natale e alla coppia Nell Trent e Il vecchio de La bottega dell’antiquario, per esempio, e in generale le note cupe e tenebrose attingono a piene mani dalla tradizione gotica di Edgar Allan Poe. Gissing si diverte un mondo a scrivere questi racconti – e si vede – e non si prende rischi nel cambiare stili e registri. Sembra aver scoperto la formula perfetta che è di fatto la struttura immutata con cui intreccia le sue storie. Storie che si consumano presto e ad altissima digeribilità. Godibili, ma senza sobbalzi. Forse la sua autobiografia – scappa a rotta di collo dall’Inghilterra verso gli Stati Uniti per sfuggire a una condanna per furto – è più interessante dei suoi iniziali sforzi di scrittore, per quanto George Orwell – così è riportato in quarta di copertina – abbia detto di lui essere “il miglior romanziere mai prodotto in Inghilterra”. Va infatti sottolineato che quelli inclusi in Racconti americani sono lavori giovanili, acerbe prove generali di quello che sarà, dice sempre Orwell in quarta di copertina, “il cronista della povertà, non la povertà della classe operaia, ma la perfida, insopportabile, rispettabile povertà di impiegati malnutriti, governanti oppresse e mercanti in bancarotta”.



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