Racconti del Ghetto

Racconti del Ghetto
Dalston, Londra. Jossel e Zilla sono una coppia ebrea senza problemi economici: la fabbrica di scarpe va alla grande, sui marciapiedi della East End risuonano le loro scarpe chiodate; loro però non escono mai dal quartiere e sono analfabeti. Dopo anni di preghiere e digiuni da parte della madre, nasce Brum, che purtroppo crescerà malaticcio e anemico. Si tenteranno tutte le strade, ma il bambino, prodigio di intelligenza, diventerà cieco. È forse colpa del malocchio? Ora non potrà leggere, specie il  libro della Legge, chissà se il Papa di Roma, il rabbi eretico, potrà aiutarli... È giunta la morte per l’ebrea centenaria: solo un quarto d’ora di vita. Nessuno sa che sta rivivendo l’unico grande episodio della sua vita. Aveva settanta anni quando ricevette una lettera dal suo unico figlio, malato di colera; percorse di sabato trentasette km a piedi profanando la legge ebrea che vieta di viaggiare in quel giorno… Natalie, la vecchia rivendugliola ebrea emigrata in Inghilterra, non è contenta quando la sua formosa figlia 23enne Fanny sposa Henry Elkman: non è il vero tipo ebreo, il suo taglio di capelli e l’abbigliamento le fanno supporre che frequenti campi da corsa. Il matrimonio si rivela felice, ma Fanny ben presto muore, lasciando due bimbi. Non è passato un anno dalla sua morte che Henry si risposa con una cattolica. Natalie prefigura il peggio: il matrimonio si sarà svolto in Chiesa e i suoi nipoti battezzati perderanno le loro radici ebraiche…
La cultura ebraica in lingua inglese trova in Israel Zangwill, nato a Londra nel 1864, il più alto narratore, insieme all’americano ebreo Abraham Cahan, di quel drammatico flusso migratorio di ebrei russi che dal 1881 - l’anno dei pogrom - si protrae fino al 1914. Disperati senza patria puntano verso i centri industriali dell’Inghilterra e di qui verso gli Stati Uniti. Qui gli ebrei ricoprono posti umili favorendo lo sfruttamento e rintuzzando odi e pregiudizi razziali, talora diventano industriali come Jossel; la loro presenza è talmente massiccia da gettare le basi di una vera letteratura ebraica. Nel 1892 esce a Londra il romanzo di Zangwill I figli del ghetto, con l’intento di ricollegare la cultura ebrea alle sue radici storiche e di integrarle nel tessuto sociale britannico Medesimo lo scopo del libro in oggetto, sullo sfondo delle cui narrazioni aleggia il fantasma della migrazione. Si parla spesso di realismo dell’autore, ma accanto a questo elemento si fa prepotente l’anima melanconica di vate ebraico decadente che interiorizza il dolore di chi teme di perdere le sue radici e vive nell’inquietudine che lo spinge ad interrogarsi e ad uscire dall’isolamento del ghetto. I suoi protagonisti cercano il fascino delle città italiane,  Roma o  Venezia, talora si convertono al cattolicesimo, vagheggiano la riunificazione delle due religioni, rappresentando un ottimo punto di incontro tra storia e magica fantasia. 

 

 

 

 
 
 
 
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