Racconti di diavoli e una favola

Racconti di diavoli e una favola

Markheim arriva nella bottega del mercanti d’arte proprio la sera della vigilia di Natale. Solitamente lui è il venditore, la collezione di oggetti di suo zio gli fa guadagnare ogni volta un bel gruzzolo. Comunque ora non ha bisogno di nulla, ha già guadagnato bene in Borsa: non è là per vendere, ma per comprare. Comprare cosa di così importante da disturbarlo proprio il giorno di Natale, chiede il mercante. Un dono per una signora, naturalmente. Il mercante aguzza la vista fra gli scaffali del suo negozio: c’è uno specchio che fa proprio al caso. Markheim è davvero infuriato: come si può pensare di regalare un oggetto che ci restituisce sempre una vista sgradevole? Avanti, a chi piacerebbe vedere se stesso riflesso. Il mercante dovrà cercare qualcos’altro di più adatto all’occasione. Ma mentre si inchina leggermente per riporre lo sgradevole oggetto sul suo scaffale… Keawe è un uomo piuttosto povero, ma onesto, attivo e anche colto. A dire il vero questo non è neppure il suo nome, perché il suo deve essere mantenuto segreto, almeno ora che è ancora in vita. La sua strana e per certi versi temibile avventura comincia un giorno in cui arriva a San Francisco, in un bel quartiere con delle case così graziose da fare invidia. Mentre sbircia in una di queste case, nota un vecchio che dalla finestra lo osserva: non è affatto allegro come dovrebbe esserlo una persona che abita una casa così bella, anzi: sembra piuttosto invidioso di Keawe. A un certo punto lo saluta e lo invita ad entrare. Mentre discutono di quanto sia bella la sua casa, l’uomo gli offre uno strano oggetto. Una bottiglia dal vetro bianco opaco e cangiante. A quanto pare è proprio quella bottiglia la causa della gran ricchezza dell’uomo. In quella bottiglia infatti abita un diavolo, un piccolo diavolo capace di esaudire ogni desiderio. Cinquanta dollari: prendere o lasciare. Keawe, non sarà troppo economico quell’oggetto incantato? Che abbia del cattivo, oltre il buono già descritto dall’impaziente venditore?

Questo libro fa parte di una collana interessante, che l’editore ha nominato Piccoli Mondi. Il motivo è subito afferrato dal lettore: il libriccino conta meno di cento pagine, e il suo formato è decisamente tascabile (è piccolo come un Kindle touch). R. L. Stevenson è il famoso autore dei classici della letteratura Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde e L’isola del tesoro, e i due racconti brevi che compongono questo libro contengono in nuce molte caratteristiche dei celebri romanzi. Markheim ha in sé l’elemento del doppio, e Il diavolo nella bottiglia (inserito nel ciclo dei Racconti dei mari del sud) è ambientato nelle isole Hawaii, scenario piratesco che Stevenson ha avuto modo di conoscere profondamente perché soggiornò a Honolulu e nelle Isole Samoa dal 1890 fino alla sua morte: quel clima soleggiato e l’aria sferzante dell’oceano gli consentivano di combattere i problemi respiratori di cui soffriva fin da bambino, probabilmente per una tubercolosi. In entrambi i racconti il ritmo della narrazione tende al fiabesco; dal carattere dei protagonisti (la canaglia e l’uomo buono) fino all’intento morale dei finali. Vien da sorridere alla minuta favola che chiude il trittico di racconti, perché ha in realtà il finale più nero di tutti, con un cappio a chiudere il dialogo fra il diavolo e l’albergatore. Una lettura breve (anzi brevissima) che riprende le opere minori di un grande narratore, da gustare nello spazio di un viaggio in treno.



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