Racconti di Odessa

Racconti di Odessa
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Quando a dieci anni Isaak viene ammesso al ginnasio, tutta la famiglia stenta a crederci. Solo il cinque per cento degli ebrei può accedervi, e le probabilità si fanno ancora più scarse se si considera che c’è una lunga tradizione di follia nei maschi Babel’. L’ebbrezza della vittoria sui bambini cristiani e sui figli dei ricconi ebrei si mescola al piacere dell’acquisto di tutto l’occorrente per la scuola: astuccio, cartella, salvadanaio, libri, tutti nuovi! Solo tre mesi dopo Isaak si ricorda del suo desiderio, il più forte mai provato in vita sua: una colombaia. I disordini per strada di quei giorni lo confinano a casa, ma il ragazzo disobbedisce alla madre e riesce a raggiungere il mercato. “È  andato tutto come volevo io, ed è andato tutto male”… Anche il bagarino ha fatto Isaak, a quattordici anni. L’attore tragico Di Grasso era venuto con tutta la compagnia a mettere in scena un dramma popolare siciliano: la figlia di un contadino ricco sposa un pastore e poi lo tradisce con un signorotto di città. “In un accesso di nobile passione c’è più giustizia e speranza che nelle squallide regole del mondo”, sostiene l’attore. Tutti felici dopo, tranne Isaak, che non ha ancora ricevuto l’orologio del padre, appena dato in pegno al suo capo… Un altro come Benja Grid non esiste in tutta Odessa. Nel villaggio si chiedono come sia riuscito a guadagnarsi l’appellativo “il Re”. Semplice: Benja sa stare al mondo, a modo suo è onesto ed è dotato di un eloquio che incanta tutti. Al discorso per il funerale di Iosif anche il sole si è fermato. E quando ha parlato con Eichbaum per ottenere la mano della figlia gli ha promesso grandi cose e poi lo ha riportato alla realtà: che non facesse il prezioso, anche lui da giovane è stato tutt’altro che un rabbino… 
Nell’introduzione Bruno Osimo mette le mani avanti: questa non è un’edizione per slavisti. Più che tradurre filologicamente l’originale ha voluto tradurre una cultura, quella ebraica di Odessa, città che all’inizio del Novecento apparteneva all’impero russo, ed era abitata per un terzo da ebrei. Gli ebrei non hanno solo un culto religioso diverso: a Odessa sono considerati proprio un altro popolo, in contrapposizione ai russi. I pogròm sono all’ordine del giorno, non è facile essere ammessi a scuola, e ogni genitore spera che il figlio possa diventare un enfant prodige della musica per riscattarli dalla miseria. Non era una vita facile, la loro, ma Babel’ sa raccontare con ironia anche gli episodi più tristi. Essenziali, intense, piene di vita, queste quindici storie confermano Babel’ come il maestro del racconto.  Peccato che ce l’abbiano tolto così presto, confiscandogli numerosi manoscritti che non leggeremo mai.

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