Racconti di una vita

Racconti di una vita
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Un giardino di sanatorio, un Eden di riabilitazione per un ragazzo di ventisette anni mutilato. Combatte la depressione con la razionalità. Una moglie che lo assiste ed una cavalletta zoppa per riportarlo ad un senso di (com)passione e ironia… La morte di un ragazzo nero, un padre che riconosce suo figlio dal peso del suo cadavere portato a spalla, la sparizione per mano delle autorità locali che intascano la somma per la richiesta di restituzione del corpo e poi lo scambiano con quello di un altro schiavo, perché tanto sono tutti uguali. Una coppia di baas bianchi ripiomba nel clima di ingiustizie nel Sud Africa della propria quotidianità incoerente… E poi un incontro casuale con una intellettuale lungimirante che rivoluziona il corso dell’esistenza di un giovane che vive per strada. Un ragazzo che diventerà qualcuno: storia che avrebbe dovuto essere “da non pubblicare”… Alla caccia delle tombe dei compagni di Livingstone un giornalista si trova ad arrivare ben più lontano delle ferme pietre sepolcrali dalla cui ricerca l’avventura aveva preso le mosse… La seconda venuta di un Cristo in jeans in un’Africa vista con occhi nitidi, di una purezza infantile; sorpresa e annichilimento...
Cinque macrocapitoli contengono 17 racconti che toccano quotidianità del tutto indipendenti e che pure pizzicano le stesse corde. Corde di sensi: sensi come sentimenti, come senso e non di meno come sensazioni fisiche. Di disagio, di curiosità, riscoperta di quanto mondo brulichi di avvenimenti sulla faccia nera del mondo, e quanto poco ne si sappia al di là del mare, che - come commenta disarmato il nuovo Cristo con cui la Gordimer chiude il libro intero - è un mare morto. È tutto Africa quello che leggiamo. Gli attori, i poveri, i parlamentari, i giornalisti, i missionari, i bianchi che stanno dalla parte dei neri, che si conoscono tutti fra loro fronte comune di buonsenso ma non scontato, i neri che stanno dalla parte dei bianchi, quella sbagliata, ma che vince. Nadine Gordimer, morta proprio in questi giorni, continua ad assemblare, ancora e ancora, materiale sulla sua Africa. Sembra di vederla sbozzare disegni forsennatamente di qualsiasi cosa le passi sotto gli occhi, per raccontare, per testimoniare a sé e a tutti che è vero, questa terra ancestrale che tutti ci ha generati continua a vagare cieca come i suoi mendicanti sotto il sole, in cerca di una dignitosa strada ombrosa. È arrabbiata nei primi racconti come, ancora, nel 2007 che chiude la raccolta, con chi di questa povera vecchia terra che è stata tanto generosa con la vita si prende gioco, spintonandola in una mosca cieca sadica tra la polvere e la poca acqua fangosa e silenziosa. La scrittura è precisa e poetica insieme. Mai penosa e melensa. Amara sì. Secca e ironica, ma non lapidaria. Periodi come foto, ma le inquadrature non hanno del reportage, quanto di angolature e fish-eye di Letteratura.

 

 

 

 
 
 
 
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