Racconti popolari giapponesi

Racconti popolari giapponesi
Quando vide quel gruppo di ragazzini picchiare coi bastoni un'enorme tartaruga marina, il giovane pescatore Urashima Tarō stava camminando sulla spiaggia. Corse verso di loro e disse: «Ragazzi, ma che fate? Fermatevi! Tutto ciò che vive sulla terra e in mare merita rispetto» e aggiunse «se la ucciderete i suoi mille anni peseranno sulle vostre teste come una maledizione e sarete infelici per sempre». Questo – più qualche moneta – riuscì a far allontanare i ragazzi e Urashima restò solo con la testuggine sul litorale: entrò in mare fino alle ginocchia e la mise nell'acqua per farla tornare al suo mondo. In barca, qualche giorno dopo, lontano dalla riva, il pescatore udì qualcuno chiedergli: «Hai mai sentito parlare della Principessa del Mare?». Era la tartaruga: lui le saltò sul guscio e si fece portare nel Palazzo sul fondo dell'oceano... Tanto, tanto tempo fa un monaco con la passione per gli oggetti rari comprò da un robivecchi una teiera di ferro: antica e arrugginita. Chiese a due giovani apprendisti di pulirla, ma appena questi cominciarono a levigarla con la sabbia, dall'oggetto si sentì «Ahi! Mi fate male!» e lo stesso accadde quando il monaco volle metterla sui carboni ardenti. Dato che un oggetto simile non poteva stare nel tempio, i religiosi decisero di regalarlo alla prima persona che sarebbe passata di là. Capitò uno stagnaio e povero com'era fu ben felice di portarsi la teiera a casa. Durante la notte, nell'umile dimora dell'uomo, quel pezzo di ferro disse: «Non sono una teiera come le altre. Mi chiamo Bunbuku, significa fortuna, e sono un tasso travestito»...
La passione per la cultura giapponese di Adriana Lisboa – brasiliana che attualmente vive in Colorado – è nata durante una visita al monastero zen di Ibiraçu, si è intensificata quando ha scritto la sua tesi di dottorato sulla poesia nipponica e il suo romanzo Rakushisha e si è consolidata infine studiando – tra Kyoto, Tokyo e la biblioteca pubblica di Denver – alcune leggende del paese del Sol Levante. Da qui è nato Racconti popolari giapponesi, libriccino con sei brevi testi paratattici e verbi al passato remoto: le caratteristiche tipiche delle fiabe. La semplice struttura delle storie è quasi ogni volta identica: il protagonista è un uomo di umili origini che per caso incontra qualcuno dotato di poteri magici (il più delle volte un animale) e la sua vita migliora. A spezzare l'incanto, però, arriva una promessa non mantenuta o un segreto non custodito e tutto torna come prima, o addirittura peggiora. Niente di troppo diverso, quindi, dalle tante fiabe occidentali sugli imprevedibili giri della fortuna tra avversità e eventi propizi. Ed è probabilmente per questo che il messaggio di Racconti popolari giapponesi arriva chiaro al lettore, nonostante le varie traduzioni (dal giapponese e dall'inglese al portoghese e poi dal portoghese all'italiano). Il difetto della raccolta è però nel numero di pagine: sei storie sono davvero troppo poche, aggiungerne qualcuna in più avrebbe arricchito non di poco quest'opera. Non è facile, infatti, familiarizzare con un libro che può essere compagno per qualche giorno soltanto e alcuni libri, quelli di fiabe soprattutto, dovrebbero avere un volume più rassicurante, come ad esempio Fiabe italiane a cura di Italo Calvino (ben 200 storie!). Racconti popolari giapponesi è troppo breve per diventare un amico intimo, somiglia più a una persona che s'incontra sull'autobus e verso la quale proviamo simpatia, ma scende troppo presto e non abbiamo il tempo di conoscerla a fondo.

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