Racconti ritrovati

Racconti ritrovati

In quella casa al primo piano di un condominio di Bologna vive tanta gente, per lo più consanguinei abituati a spartirsi gli spazi e le confidenze. Tra loro anche la serva Gigetta che, dopo anni di faccende sbrigate per la Clelia, conquista finalmente il diritto ad una camera e ad un letto tutto per sé. Non sta mai ferma la Gigetta, tutti dipendono da lei e nessuno riesce a farne a meno. Solo un giovane studente pensionante di cui è segretamente infatuata sembra però non accorgersi di lei... Cecilia ha dieci anni, troppo pochi per uscire da sola a passeggiare per le vie di Roma, forse abbastanza per desiderare di esplorare altri mondi, lontani dalla cucina della sua piccola casa. E allora spalanca i suoi occhi tondi ed immagina di uscire e camminare fino a Villa Borghese, là dove “un mondo si muove e si fa guardare, senza contraddizioni, obbediente alle leggi di un concorde varietà”... Elena è una “ragazza sui quarant’anni”: orfana a tredici anni, fa la sartina a giornata. Non un grande talento, è giusto riconoscerlo, più che per il cucito e il rammendo, Elena prova interesse per tutto il genere umano senza distinzioni: bambini, vecchi, signore, in ognuno trova del buono e ama la vita in ogni sua sfumatura…. A Parigi, nel cuore degli Champs Elysées, Madame Hubert gestisce da sola un negozio di cartoleria. Giorni di fatica superiori persino alle sue forze mentre il giovane marito vivacchia alle sue spalle. Un giorno, durante un viaggio in macchina in Borgogna, però la pazienza di Madame Hubert raggiunge il culmine e nuove, sorprendenti rivelazioni cambieranno il corso della sua vita…

Anna Banti è stata una figura di spicco nel panorama culturale del novecento italiano in cui lascia una traccia indelebile, seppure poco considerata. Il suo vero nome era Lucia Lopresti, era moglie di Roberto Longhi, ispirato critico d’arte, all’ombra del quale però non volle mai vivere, decise di celarsi dietro ad uno pseudonimo che le permise di firmare romanzi, saggi e racconti per più di un cinquantennio. Non aveva un carattere facile la Banti, soprattutto non voleva in alcun modo essere omologata a correnti letterarie, movimenti e slogan. Ha mantenuto per tutta la sua vita una autonomia intellettuale e di pensiero che le valsero una profonda ammirazione da parte degli intellettuali del periodo e un coraggio che le ha permesso di riscattare la figura femminile, restituendole la dignità che la storia troppe volte le aveva sottratto. Eppure odiava essere definita una femminista tout court, piuttosto era un’anima attenta, sensibile e fragile, sempre capace di uno sguardo indulgente e magnanimo sull’umanità in cammino. Questi quarantasei racconti, sfuggiti a pubblicazioni precedenti e raccolti tra i testi pubblicati dalla Banti su riviste e giornali, testimoniano appieno la straordinaria capacità della scrittrice di penetrare l’animo umano e tracciarne ritratti sorprendenti. Dalla servitù, alla borghesia, passando per la campagna martoriata dalla guerra ai ritratti sublimi di Caterina de’ Medici, Giulietta Capuleti e Beatrice Portinari, il lettore viene catapultato in orizzonti temporali sempre diversi in cui la fantasia sorregge la narrazione con mano ferma. La capacità descrittiva è guidata da un’ironia e da una cultura fuori dall’ordinario, a testimonianza del fatto che siamo di fronte ad un’autrice ingiustamente sottovalutata dal pubblico e dalla critica del suo tempo. Nonostante una malcelata amarezza: “Ma coraggio, andiamo pure avanti, la vita è breve, non bisogna drammatizzare, se qualcosa rimarrà bene, se no un saluto, e ci rivediamo alla prossima reincarnazione”, la Banti si dimostrò instancabile anche nel proseguire l’attività inaugurata con la fondazione della rivista “Paragone” nel 1950, di cui curò la sezione letteraria per oltre un quarantennio, fino a diventarne direttore dopo la morte del marito. Questo prezioso volume, sorretto dalla generosa prefazione di Fausta Garavini, è una occasione imperdibile per recuperare la memoria di una grande scrittrice ma soprattutto di donna cresciuta libera, generosa e fiera. Una risorsa inestimabile nel panorama letterario del novecento d’Italia di cui varrebbe la pena rileggere anche altri due grandi libri: Artemisia (1947), e La camicia bruciata (1973).



 

 

 

 
 
 
 

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