Racconto autobiografico

Racconto autobiografico

La madre Gina, figlia di un Capitano di lungo corso e nipote di un condottiero garibaldino, era una donna molto bella e romantica, ma priva di istruzione scolastica. Il padre Pietro, invece, era un uomo colto, ma impetuoso e audace, accanito giocatore e impenitente fedifrago. La loro relazione non era salda, ma a tenerli assieme era il grande amore per il figlio. Un giovane che già in età adolescenziale, trascorsa a Sanremo, decide di dedicare la propria vita allo sviluppo dell’intelletto e della coscienza. La passione per il giornalismo, come un’insopprimibile urgenza espressiva, sboccia in lui già nel periodo degli studi universitari. Pubblicato sul settimanale del GUF “Roma Fascista”, il suo primo articolo rivela fin da subito le doti comunicative ed educative che faranno di lui uno tra i più grandi giornalisti italiani dal Dopoguerra fino ai nostri giorni. Qualità che egli accompagna da sempre a uno spiccato interesse per la vicende politiche, sociali ed economiche del nostro Paese. Questa assidua combinazione diviene con il trascorrere del tempo il tratto imprescindibile di un giornalismo che ha saputo rimanere fedele a un’indole laica e illuminista, progressista e liberaldemocratica per tutto il suo lungo tragitto professionale: dall’esordio ne “Il Mondo” di Mario Pannunzio alla collaborazione con “L’Europeo”, dalla fondazione de “L’Espresso” con Arrigo Benedetti a quella de “la Repubblica” con Carlo Benedetti…

È un’eredità di parole e di memoria questa autobiografia che Eugenio Scalfari, decano dei giornalisti italiani, affida anzitempo al lettore. Egli avvolge il lungo nastro della sua esistenza, giunta oltre la soglia dei novant’anni, senza tralasciare particolari circa le proprie origini famigliari, i primi anni a Civitavecchia, l’adolescenza in quel di Sanremo dove stringe amicizia con Italo Calvino. Ma anche l’ombra della Grande Guerra alla spalle, il fascismo che marcia, la Seconda Guerra Mondiale, la creazione della democrazia repubblicana e via seguitando. Il fondatore de “la Repubblica” annoda i fili della propria vita a quelli della cosiddetta Storia, e il bello di queste pagine risiede proprio in tale impostazione. Dal suo racconto emerge l’indole morale e civile di un condottiero che ha utilizzato l’arma della scrittura per contrastare scandali, poteri oscuri, legami mafiosi, storture sociali e soprusi partitocratici. Nelle pagine appassionate della sua autobiografia si accompagnano ai ritratti di colleghi, intellettuali e politici cui l’autore è particolarmente legato. In esse riconosciamo lo stile raffinato e incisivo di un profondo conoscitore della nostra vicenda storica e la capacità di trascinarci, non solo dentro ai fatti come ha sempre fatto dalle colonne dei suoi giornali, ma anche all’interno dell’irresistibile ascesa del suo giornalismo.



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