Radiazione

Radiazione
Estate 2004 a Roma. Il giovane e brillante protagonista ha da pochi mesi vinto un concorso pubblico presso un ministero ed è ora uno della squadra del SOpA, il Servizio Opere d'Arte del ministero medesimo. L'ufficio, ubicato in un sottoscala di kafkiana/fantozziana memoria, pullula di colleghi persi tra la noia di scartoffie burocratiche da accomodare e la snervante e spasmodica attesa dell'ordine superiore – da parte di Maurizio, il consulente del Ministro - che dia finalmente il via alla preparazione dell'inaugurazione di una collezione d'arte contemporanea, la quale renderà nelle settimane a venire il SOpA il centro nevralgico degli interessi dell'Onorevole in persona. Quelle prime mattine di lavoro sono però ancora pregne per l'uomo di un indolente quanto svogliato distacco. Troppo forti le stimmate marchiate a fuoco nella sua testa e sulla sua carne lasciategli in eredità da Wibke, la donna con consorte e figli altrove, con la quale solo qualche mese prima -  quando lui ancora studiava per il concorso e sbarcava il lunario insegnando in una scuola privata - aveva intrecciato una relazione ad alto tasso di combustione. Erano gli stessi giorni in cui un altro incontro incendiario avrebbe modificato il corso della sua vita. Quello con Carl, un giovane teologo tedesco, tanto bizzarro e sopra le righe – di giorno imperturbabile e irreprensibile servitore di Dio presso il Vaticano, di notte sfrenato mangiatore di uomini e transessuali - con il quale l'uomo ha creato un fortissimo legame di profonda amicizia e attrazione intellettuale. Ma al SOpA il velo di indolente attesa presto sarà spazzato via da un episodio che devierà il corso dell'esistenza dell'intero ministero e ovviamente del giovane assunto, che finirà costretto faccia a faccia con uno scenario troppo più grande di lui...
Arte, denari, potere, religione, passione, intrighi, peccati. In un'Italia corrosa e corrotta da troppi interessi, giochi di potere, calunnie, Stefano Jorio, quarantenne esordiente di spicco per la stagione 2011 di Minimum Fax - sotto l'inconfondibile regia di Nicola Lagioia - disegna la sua brillante e avvincente opera prima. Un romanzo che è una condanna forte nei confronti di un Italia sempre più allo sbando – ma l'autore giura di non averla concepita come una storia che a priori fosse una parabola sulla condizione italiana attuale - strizzata com'è fra i Palazzi oscuri del potere politico e quelli non meno torbidi del potere religioso. Il giovane protagonista (“Un pesce fuor d'acqua, un anarchico, o forse solo una persona normale in un mondo rovesciato”), affiancato dalla sapienza dissacratoria dell'omosessuale Teologo Carl, si inerpica su una strada sempre più impervia e scivolosa che devierà presto il suo corso addirittura verso l'intrigo internazionale. Un gioco troppo grande per una ruota dell'ingranaggio così piccola e insignificante che lo porterà alla resa dei conti, tra la possibilità d'intervenire o meno, a sceglie la terza via. Quella della fuga. Ma anche sui possibili ‘messaggi’ lasciati in eredità dal suo romanzo, Jorio tiene a precisare: “Io volevo scoperchiare per mezzo di un grimaldello linguistico un universo sentimentale e cognitivo, un modo di abitare il mondo. A volte ci si impegna e a volte no, a volte si ha successo. A volte si scappa via”.

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