Raffles

È mezzanotte sull’Albany Street londinese. Harry “Bunny” Manders ha perso tutto al gioco. Negli ultimi tempi la sfortuna lo perseguita. Il suo lavoro come giornalista non rende e l’unica cosa sensata da fare sembra quella di introdursi nell’appartamento di uno dei creditori. A.J. Raffles è un suo vecchio compagno di scuola, forse a lui può confessare l’inutilità degli assegni che ha firmato, il suo conto in rosso. Raffles lo guarda con i suoi occhi azzurri taglienti, accende una Sullivan e prepara due whisky e soda. Ma Bunny non ha voglia di bere, Bunny ha una pistola nella tasca del suo cappotto e se la punta dritta sulla tempia. Intravedere una via d’uscita dalla situazione è quasi impossibile, eppure Raffles, carezzandosi il suo curato pizzetto, propone un piano. Forse un suo amico può aiutarli entrambi; ma quale amico si va a trovare nel cuore della notte, alla luce dei fiammiferi, in un appartamento abbandonato che guarda caso sta proprio sopra la famosa gioielleria dell’amico in questione?...

Il personaggio letterario di A.J. Raffles, ladro gentiluomo, nasce nel 1898 (undici anni più tardi di Sherlock Holmes). Ernest William Hornung fu cognato del ben più noto romanziere Arthur Conan Doyle, inventore del giallo deduttivo e “padre” del detective più fascinoso al mondo. Gli omaggi al marito di sua sorella cominciano fin dalla dedica (la miglior forma di adulazione, secondo l’autore), ma si trovano rimandi a sir Doyle e Sherlock in tutto il testo. In un certo senso Raffles e Bunny sono la distorta immagine speculare dei personaggi di Doyle. Nella tecnica narrativa, Hornung affida la narrazione in prima persona delle gesta criminali di A.J. Raffles al giornalista Bunny, suo vecchio amico e casuale compagno di furti, così come Doyle fa del dottor Watson il fidato collega e biografo ufficiale di Sherlock (ed entrambi hanno una prosa fine e a tratti lirica). Altro gustoso particolare delle cronache criminali di Raffles è la nazionalità del detective Mackenzie, segugio implacabile, scozzese come Doyle e altrettanto amante della legalità (sulla quarta di copertina della pubblicazione Sirio si legge infatti che Doyle considerava la narrazione del cognato raffinata, ma pericolosa perché non si dovrebbe mai fare un eroe di un criminale). Nonostante i finali siano spesso “telefonati” (o meglio telegrafati, per non essere anacronistici) è un libro assolutamente consigliato a chi ama i romanzi crime vecchio stile, la Londra segreta del XIX secolo e naturalmente il 221B di Baker Street (sulla vicina Albany Street sta invece l’elegante “tana” di Raffles).



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