Ragazzi, che giornata!

Dal 1977 David Sedaris tiene un diario, nel quale annota tutto ciò che gli capita personalmente e che vede accadere intorno a lui, scrivendo data e luogo. “Ciò che preferisco annotarmi a fine giornata – o ultimamente all’inizio – sono i fatti interessanti a cui ho assistito (risse, incidenti, un cliente che s’infila col carrello pieno di spesa nella corsia veloce), frammenti di conversazioni sentite per caso, e cose sorprendenti che mi racconta la gente”, scrive nell’introduzione. Certo, non si può restare in casa, o nel proprio ristretto ambiente per incontrare le storie, occorre muoversi. E il nostro, dopo aver abbandonato il college, si mette a girare per gli Stati Uniti, partendo dalla cittadina di Raleigh, nel North Carolina, dove vive con i genitori, le sorelle e un fratello. Lo specchio di visuale è molto ampio (dal 1977 al 2002) e ci permette di conoscere non solo le sue vicissitudini, ma l’America nel suo sfaccettato incarnato. Così, per esempio, incontriamo un ubriacone che vuole molestarlo, un tipo che lo insulta perché ebreo (“Non l’ho corretto per il modo in cui ha pronunciato la parola ebreo sputandola come se dicesse lebbroso”); in una nota del 1983 sappiamo che ancora la discriminazione verso i negri è più che viva (“La verità è che in questa città non sono liberi di vivere dove gli pare”). Seguiamo la sua vita quotidiana e contestualmente anche la sua scalata professionale, dall’iscrizione all’Art Institute di Chicago, dove si diploma nel maggio 1987 e che lo vedrà per qualche anno presente nel corpo insegnanti, fino ai primi timidi e poi ai più conclamati successi, sia come commediografo sia come narratore. Ma perché tenere un diario?

Anche David Sedaris non si sottrae al fascino del “prequel”. Ragazzi che giornata! è un testo propedeutico alla lettura delle sue opere, il dietro le quinte di tutta la sua produzione letteraria, che ci illustra il metodo ispiratore alla base della composizione delle sue storie; sono quindi storie viste o sentite o vissute (molto spesso eventi autobiografici) che sempre hanno una componente reale e realistica, sintomatiche di un atteggiamento o di una situazione sociale che lui critica attraverso l’ironia e la satira. Il “caro diario” di Sedaris è diventato una quotidiana cronaca autobiografica esente da sentimentalismi e corollari di riflessione. Non è un amico a cui confidare palpiti e incazzature, ma un “bullet journal” che raccoglie materiale, che a sua volta diventa o può diventare ispirazione. Affrontiamo con lui la gavetta, sia umana sia professionale; smontiamo e rimontiamo mobili, imbianchiamo pareti, maneggiamo pale e attrezzi, passiamo con lui dalle poche sedie occupate a teatri sold-out. A dire il vero ho trovato diari molto più interessanti di questo suo, che niente ha a che vedere per esempio col Diario di una scrittrice di Virginia Woolf, proprio perché si tratta di una cronistoria dove la parte emozionale è ai margini; la lettura si è spesso interrotta per noia e assuefazione, non trovando situazioni o micro-racconti particolarmente esilaranti. Ma il magazzino dove il grande stand-up comedian ha attinto e attinge la sostanza della sua verve e delle sue trovate vale la pena di una lettura. Con posologia misurata.

LEGGI L’INTERVISTA A DAVID SEDARIS




 

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