Ragazzo coraggioso

Ragazzo coraggioso

I dischi erano venduti a cinque cent, certo non roba di qualità. Però, per rimettere in moto il grammofono bastava una musica qualunque. Perché se il grammofono avesse ripreso a girare, forse anche la sua vita da telegrafista avrebbe fatto lo stesso. Si sentiva perso e smarrito e desiderava una casa, uno spazio suo, vero - non una stanza in affitto - in cui ritirarsi e sentirsi protetto. Ma non aveva fatto niente per realizzare questo desiderio e anche il desiderio era stato soffocato dal silenzio, come il grammofono. Poi una domenica tediosa dalla telescrivente uscirono tre parole, “ciao, ciao, ciao”, col ritmo del giro di banjo venuto fuori da un disco sul grammofono “uno due tre quattro cinque sei sette otto”… Harry è una leggenda, uno che trasforma in dollari tutto quello che tocca. Uno ossessionato da quello che fa, forse. Vende di tutto, dalle assicurazioni alle immaginette di Gesù. Tutta la sua vita è passata a rifilare qualcosa a qualcuno. Anche in punto di morte, anche senza respiro, anche all’ultimo secondo. Tutti conoscono Harry, anche chi è nato dopo la sua morte. “A stento si ricorda il nome dell’ultimo sindaco, in città non c’è mai stato un personaggio di grande rilievo, ma tutti i ragazzini del circondario conoscono Harry… un vero caratterista americano”… A San Francisco, a Third Street, c’è un mondo a sé stante pieno di perdigiorno di tutte le età. Lì c’è un posto economico dove tagliarsi i capelli, la scuola di parrucchieri dove lavora Theodore Badal. Armeno? No, Assiro. Dalla stessa parte del mondo, insomma. Ci si può intendere per via dello stesso straniamento della migrazione in cui, nel nuovo, il vecchio mondo non vale niente… Quando ci si innamora per la prima volta si guarda se stessi con uno sguardo interno più profondo. Non ci si vede brutti come lo specchio vorrebbe far credere e si desidererebbe che tutti vedessero, anche la la ragazza di cui si è innamorati, il viso dolce che si pensa di avere, “il viso nell’intimità del mio cuore, nel sonno leggero della notte, nella verità del pensiero”. Ma, come si può fare sapere agli altri qual è il vero me stesso, “la vera immagine del mio essere”? Quando si è innamorati e giovanissimi tutto il mondo ti prende in giro per quell’aria trasognata e lo scompiglio dell’anima e tu vorresti sprofondare all’inferno per la mortificazione. Con la bella faccia che credi di avere…

Saroyan è una poesia. Nostalgica, malinconica, struggente e rabbiosa. Intrisa di passato e claudicante presente. Di povertà e aspirazione, di ricerca incessante, di solitudine e straniamento. Di quella sorta di anarchia composta che rifiuta le regole e sa stare a modo nel mondo, senza rompere cristalli, senza incendiare, portando alto un messaggio dolce di amore imprescindibile per l’essere umano. È una sorta di liturgia della vita, una celebrazione della memoria dei sentimenti, della memoria della storia, della memoria della carne su cui si è impresso uno stigma. Per lui, quello del popolo armeno sfarinato ai quattro canti del mondo e tuttavia orgoglioso e fiero della propria identità. O quello di uno scrittore che cerca il suo posto senza cercare un posto in una San Francisco spudoratamente amata, che è culla di sogni e aspirazioni e amore spaziale (dello spazio terreno, urbano) di panorami e colori, di meticciato e vite migranti che si intrecciano e si narrano. Il coraggio del ragazzo sta qui, nel guardarsi intorno, nel provarci, nel credere al passo successivo, a rivendicare una appartenenza che è cancellata dalla storia e dalla geografia, ma non è cancellata nel cuore di chi se la porta dentro. Uno due tre quattro cinque sei sette otto. Pessimo jazz, bellissima vita. I suoi non-racconti parlano di tutto questo, sono una duplice frattura che manifesta l’insofferenza per un mondo pieno di regole compassate e rigide; un mondo che per stare tranquillo ha bisogno di omologare, irreggimentare, annientare la diversità, diluire l’identità individuale in un gregge indistinto, scrupoloso e ordinato. “Per tutta la vita ho riso di regole, tradizioni. L’uomo è una creazione troppo bella, le regole non fanno per lui. Ogni vita è contraddizione, verità, miracolo”. Una frattura commovente, che trasuda umanità e dalla quale sgorga la bellezza incontestabile e la fiera indipendenza dell’essere umano. “Voglio restituire all’uomo dolcezza e dignità. Restituire l’uomo a se stesso. Ricondurlo dalla massa indistinta al proprio corpo, alla propria mente individuale”. Saroyan, con una scrittura appassionata ed evangelicamente anarchica ci concede tutto di se stesso e delle sue riflessioni, delle intenzioni di scrittura, degli abbozzi di storie, dei volti, della sofferenza malinconica dello sradicamento, dei caratteri della commedia umana e del sottile gioco di relazione intima con il lettore. Ma soprattutto, ammette di sé quello che i suoi non-racconti assurgono a manifesto universale per il genere umano: “Io non sono affatto uno scrittore. Mi sono beffato delle tecniche di scrittura dal primo momento in cui ho cominciato a scrivere, dieci, forse quindici anni fa. Sono soltanto un ragazzo. Scrivo perché non ho nulla di più onesto o presentabile da fare”. Eccolo il cuore: l’onestà. Qui troverete il culto delle cose semplici, raccontare pezzi di vita cercando di mettere insieme la vita, con quel sottile e costante innesto di speranza e fiducia che tiene le piccole e le grandi cose. “Amo e venero la vita, i sensi vigili, le menti attive. Amo la consapevolezza. Amo la precisione. Ogni uomo che sente il respiro di Dio dentro di sé deve modellare la propria consapevolezza, la propria precisione. Non nascono da sole. Soltanto confusione, errore e squallore hanno esistenza autonoma. Ho detto di essere profondamente religioso. Lo sono. Credo di essere vivo, e bisogna essere religiosi per credere in un evento così miracoloso. Sono umile e grato. Io vivo, che gli anni si ripetano in eterno, perché sono seduto nella mia camera, e sancisco con le parole la verità della mia esistenza, mettendola in salvo dall’imprecisione, dalla mancanza di significato. La vita di questo istante non potrà mai essere cancellata”.



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