Ragione & Sentimento

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Il 6 giugno del 2014, nella clinica Fornaca di Torino, muore, a causa di “un breve infarto misericordioso”, il rispettabile e ricchissimo professor Gianandrea Cerrato. A sessantacinque anni lascia sua moglie Maria Cristina, vedova inconsolabile, e le tre figlie Eleonora, Marianna e Margherita. Oltre a loro lascia anche in eredità alle malcapitate una cospicua quantità di debiti a cui far fronte, lo spettro della povertà imminente e la prospettiva tragica di dover abbandonare la bella villa di famiglia sulle colline di Chieri, passata in successione al figlio di primo letto di Gianandrea, Edoardo. Un bel grattacapo per le donne di casa Cerrato a cui ognuna reagisce mettendo in campo le proprie risorse. Eleonora, la maggiore, ha ventisette anni, molto senso pratico e grande intuito: per lei la cosa importante è trovare un’altra abitazione, magari in città, ridimensionare le aspettative e rimettersi in marcia. Con il suo piccolo stipendio da insegnante e la giusta dose di adattamento, tutto si risolverà per il meglio. Marianna, bellissima, biondissima e un po’ svampita, ha ventiquattro anni, un diploma all’Accademia delle Belle Arti e un presente professionale alquanto precario. Tutto sentimento e idealismo, Marianna crede nel grande amore a cui consegnerà la sua verginità, una imbarazzante ingenuità e zero intraprendenza. Margherita ha quattordici anni, un curriculum sentimentale già degno di nota, spregiudicata al punto giusto e sciroccata quanto basta per essersi innamorata follemente di George Harrison e Paul McCartney. La nuova casa di Via Gioberti, 45 in cui si trasferisce la stramba famiglia piemontese viene loro gentilmente offerta da un cugino di Maria Cristina, tale Gianmaria Pettinengo che decide di ospitare le belle cugine in uno dei suoi appartamenti rimasto libero, a zero spese. Un colpo di fortuna insperato che rimette in sesto gli animi e fa dimenticare presto gli affanni economici delle ultime settimane. Ma i guai sono solo apparentemente finiti: Eleonora conosce Giulio Balbis, rampollo di una famiglia benestante di Torino, un uomo brillante e sensibile ma inspiegabilmente incapace di impegnarsi. Marianna comincia una storia con Ludovico De Marchi, uno squinternato e affascinante musicista del gruppo rock dei Superbuddha, dal grande fisico e dal pochissimo cervello che la tradirà alla prima occasione. Margherita, catapultata nella nuova realtà proletaria del liceo Gioberti dovrà essere pronta a fare i conti con un ambiente profondamente diverso e inaspettate novità sentimentali. Tra misteri, sorprese e drammi in pieno stile inglese, ognuna di loro riuscirà a riacciuffare la felicità perduta…

Per chi da anni la segue, la legge e la ama Stefania Bertola è da sempre una garanzia di buona scrittura, grande fantasia, umorismo e intelligenza. Torna per i tipi di Einaudi con una riscrittura riuscitissima del romanzo di Jane Austen, Ragione e sentimento, e lo fa con uno stile ormai consolidato che sposa alla perfezione una trama intricatissima con dialoghi sorprendenti e sempre irresistibili. La fedeltà al testo originale è pressoché totale ad eccezione dell’ambientazione e dell’epoca storica, operazione che ha comportato un grande lavoro sui personaggi principali ma anche sulle innumerevoli figure di contorno che danno altrettanto spessore e complessità ad una vicenda già densissima nella versione inglese. Il tema centrale è quello della contrapposizione irrisolta e forse irrisolvibile tra ragione e sentimento, incarnati meravigliosamente nelle loro contraddizioni e nella loro spassosa giovinezza da Eleonora e Marianna, le due primogenite di casa Cerrato. Ma come è ovvio che sia nel nostro secolo, sono tanti i temi che vengono affrontati: il grande amore, il sesso, la droga, le nuove tecnologie, la ricchezza, la povertà, l'ignoranza, l’invidia, le maldicenze, il dolore e la morte, così come le bugie e i tradimenti. Un romanzo che si mostra sin dalle prime pagine ricchissimo di caratteri ed intrecci inattesi, colpi di scena e rivelazioni. Si ride molto, ci si diverte e si guadagna un punto di vista ogni volta nuovo su eventi che potrebbero accadere ad ognuno di noi. Eppure qui anche gli accadimenti più tragici come il lutto d’apertura o i drammi esistenziali della vergine Marianna riescono sempre a colorarsi di ironia e leggerezza, rendendo la lettura un percorso esilarante e liberatorio. Per chi la ama Stefania Bertola è sempre stata questo necessario, indispensabile riscatto dai comuni problemi del quotidiano e il modo per affrancarsi in maniera sagace e intelligente dai ritmi scontati di tutti i giorni. I fatti sono messi al servizio dello scrittore e lo scrittore li tratta con tale maestria e rispetto che quegli stessi fatti finiscono per meritare una chiave di lettura tutta diversa. Anche la stessa ragione, per dirla con le parole della Bertola, in fondo, non diventa essa stessa sentimento solo e grazie alla presenza del sesso? Cadono i tabù ottocenteschi, le cose si chiamano con il loro nome, la finzione narrativa fa irruzione nella vita reale e inventa nomi, cognomi, strade, luoghi, neologismi da oscar (basti pensare al “cerbiattitudine” di Marianna e alla sua “persemprità”). L’autrice scrive di ciò che conosce, per questo motivo Torino è la città in cui sceglie di ambientare anche questo romanzo, conosce certamente bene la borghesia di provincia, le abitudini e le ovvietà di certi comportamenti, ma non si sottrae di fronte a caricature diverse di generazioni lontane dalla sua (classe 1952) consegnando al lettore un ritratto perfetto di ciò che siamo oggi. Il quadro che osserviamo non è sempre edificante, ci sono i limiti e le deficienze, le paure e i compromessi, le piccole meschinerie e i complessi irrisolti ma lo sguardo resta benevolo e assolve tutti con l’attenuante della buona fede. E adesso chi lo dice a Jane Austen che questo libro ci è piaciuto quasi più del suo?



 

 

 

 
 
 
 

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