Rakushisha

Rakushisha
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Si conoscono da mezz’ora, abbastanza per aver captato segnali dai loro sguardi e per aver scoperto piccole cose essenziali l’uno dell’altro, un caffè bevuto con due cucchiaini rasi di zucchero, una passeggiata condivisa tra metropolitana, libreria e bar. Haruki è un illustratore di libri per bambini, un artista solitario con antenati giapponesi, perennemente alla ricerca del suo passato, Celina fa borse di stoffa. Il loro è un incontro casuale e fortuito nella metropolitana di Rio de Janeiro, che segnerà per sempre le loro vite. “Scusa, quello che stavi leggendo è giapponese o cinese?”, le chiede lei incuriosita. “Non stavo leggendo, lo stavo sfogliando”, risponde Haruki, indicando il volume in questione, ovvero il diario di Matsuo Basho, poeta giapponese del diciassettesimo secolo. Da lì inizia la loro conversazione, Haruki racconterà la sua storia e la volontà di conoscere le sue origini, Celina ascolterà interessata. Una chimica strana scatta tra i due, entrambi non capiscono a cosa li porterà ma Haruki, spinto da non si sa quale molla, le chiede all’improvviso: “Vuoi venire con me in Giappone?”. E Celina partirà…
Musicista e scrittrice, Adriana Lisboa è nata in una fazenda, dove ha trascorso tutta la sua giovinezza, per poi dedicarsi alla letteratura. Rakushisha è uscito nel 2007 in Brasile, conseguendo un discreto successo di pubblico. La sua fortuna è probabilmente legata alle suggestioni evocate abilmente dall’autrice, suggestioni curiose e particolari, visto il richiamo alla civiltà orientale, tanto poco conosciuta quanto affascinante. La storia si dipana attraverso richiami, divagazioni e punti di vista differenti che si incrociano, talvolta mancano pezzi, ovvero sembra che tutto proceda eccessivamente per semplificazioni o passaggi veloci. Altre volte invece la Lisboa si sofferma su sensazioni, dettagli e storie lontane, facendo sognare chi legge e trasmettendo forti emozioni. Interessanti le citazioni dal diario del poeta Matsuo Basho, il maestro della poesia Haiku e viaggiatore instancabile: una buona prova il risultato dell’autrice che tenta di riprodurre l’atmosfera rarefatta di questo genere poetico, mescolandolo con gli incanti di un lungo viaggio intriso di una vaga sensazione zen che aleggia per tutto il romanzo.

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