Ravelstein

Ravelstein
Sono a Parigi, in compagnia del mio mentore e amico Abe Ravelstein. Nell’hotel presso il quale soggiorniamo ci sono anche Michael Jackson e il suo entourage. Hanno occupato un intero piano e si lamentano della cucina dello chef, che, avendo ricevuto complimenti da Nixon, Kissinger e legioni di scià e primi ministri, si è visibilmente risentito. Parliamo un po’ dell’effimera celebrità di quel giovane afroamericano  e poi passiamo a disquisire di Keynes. Abe ha un aspetto ieratico, fasciato nel suo kimono bianco e azzurro, pur essendo sproporzionato nelle fattezze poco raffinate e nell’andamento dinoccolato. E’ un uomo straordinario che è riuscito, con intelligenza e acume, a ritagliarsi un importantissimo spazio nella storia del pensiero del secondo dopoguerra e, ora, infiacchito e debilitato da una malattia oscura e mortale, è arrivato a dover  fare le somme e le sottrazioni di una vita intera consacrata al sapere e alla trasmissione della conoscenza…
Saul Bellow è uno di quegli autori che non necessitano di presentazioni. Appartenente a quella generazione di premi Nobel assegnati per effettivo merito anziché per smaccato vezzo anticonformista, rappresenta una delle grandi penne della letteratura nordamericana. Ravelstein, pubblicato nel 2000 all’età di ottantacinque anni, è un romanzo ispirato alla figura di Allan Bloom, filosofo e accademico statunitense autore dell’importante saggio La chiusura della mente americana. L’alter-ego letterario di Bloom, vale a dire Ravelstein, è un uomo acuto e innamorato degli interrogativi che ogni singolo frammento d’esistenza offre a un occhio attento e predisposto al filosofare e al ragionare.  Egli è però anche un irriducibile viveur, innamorato dei piaceri della vita e con una naturale inclinazione al pettegolezzo. Obiettivo di Chick, co-protagonista e alter ego dello stesso Bellow, è scrivere le memorie di Ravelstein che, ormai, vede peggiorare la propria salute per colpa dell’AIDS. Strutturato alla maniera di un dialogo socratico ai tempi della globalizzazione in divenire, sorprende per la spontaneità e la genuinità con cui l’affetto amicale e la stima professionale traspaiono da ogni pagina. Le riflessioni dei due amici, collocabili dialetticamente in un rapporto maestro-discepolo, toccano gli argomenti più disparati e spaziano da tematiche alte quali l’amore e la memoria futura a vezzose e frivole disquisizioni sull’abbigliamento o sui comportamenti più o meno appropriati di amici e conoscenti. Bellow, morto pochi anni dopo la pubblicazione di questo libro, non avrebbe potuto scegliere un canto del cigno migliore.

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