Razza di zingaro

Razza di zingaro

Hannover, 1914. Johann Trollmann ha poco più di sette anni quando si intuisce che può diventare un gran pugile. Accompagna l’amico Franz alla palestra di boxe e comincia a frequentarla. Visita dal medico, sacchi, sbarre, tuffi, corda, sollevamento pesi, guantoni: danza e colpisce con straordinaria vocazione. È un gitano dalla pelle ambrata, a scuola studia con piacere, se la cava col violoncello; il padre si arrangia con tutto, violinista e ombrellaio, la madre ricama e guarisce, per funerali e matrimoni la famiglia si allarga a mille. Prende la medaglia d’argento al torneo delle promesse della Bassa Sassonia, l’anno dopo trionfa, neanche quattordicenne. Il fisico gli si è scolpito flessuoso, le ragazzine lo idolatrano: viso da Apollo, petto statuario, spalle ampie, gambe lunghe. Il maestro chiama una psicologa ventiquattrenne per gestire la situazione. S’innamora anche lei e si ritrae. Johann è sensibile e ironico, mette in camera le foto di Spartaco e Rosa Luxemburg, non si monta la testa, diviene professionista. Continuerà a vincere durante l’ascesa del nazismo. Si nasconderà, andrà in guerra. Morirà in un campo di concentramento, lontano dalla moglie cosacca e dalla figlia…

Lo straordinario Dario Fo (compie novanta mitici anni a marzo 2016) ci accompagna a conoscere un bravo ragazzo tedesco, una divinità greca in transito terreno, un immenso pugile dimenticato, il perseguitato popolo sinti attraverso un delicato racconto tratto da una meticolosa ricerca storica. Al campione soprannominato Rukeli (albero) negano con cinica strategia sia la partecipazione alle Olimpiadi del 1928 che il titolo dei mediomassimi. Dopo il 1933 sarà costretto a divorziare per evitare la deportazione della famiglia, mentre il fratello veniva fatto sterilizzare. Solo nel 2003, dopo decenni d’indifferenza, la federazione dei pugili professionistici ha poi restituito in qualche modo agli eredi cintura e corona. Nel romanzo sono innumerevoli gli episodi di sofferenza e abiezione, quelli delle vere pubbliche vicende personali e quelli della grande storia utili a descrivere lo spirito del tempo, tutti sempre raccontati senza indulgere nella commozione, con garbo e competenza. In copertina e fra le pagine del volume si trovano una decina di belle illustrazioni (circa la metà a colori) disegnate e dipinte da Fo, il pugilato ai tempi del foxtrot.



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