Ready Player One

James Donovan Halliday era un eccentrico, di quelli con tanti soldi. Non ci era nato con tutti quei soldi, li aveva fatti grazie al successo planetario di OASIS, il gioco online frequentato ormai da milioni di giocatori su scala mondiale. OASIS si è rapidamente evoluto fino a diventare molto più di un semplice gioco virtuale, è diventato una vera e propria realtà parallela. Raggiunge ormai ogni angolo della Terra, coinvolge l’intera popolazione terrestre. Non c’è più al mondo uomo, donna o bambino che non passi il proprio tempo libero in OASIS. Ecco perché tutti si ricordano della Caccia e degli eventi successivi alla morte del vecchio Halliday. Il creatore di OASIS non ha lasciato eredi, ma ci teneva a far sapere le proprie disposizioni testamentarie a tutti gli utenti del suo gioco. È questo il motivo per cui la sua morte ha scatenato un clamore senza precedenti. Solo il vincitore della Caccia erediterà l’intero patrimonio di Halliday e, con esso, il destino stesso di OASIS...

Il romanzo vede la luce nel 2010 con il titolo Player One . Nasce dalla passione maniacale di Ernest Cline per gli anni Ottanta, una sorta di ossessione (pare che abbia una vera e propria DeLorean DMC-12 modificata per assomigliare alla macchina del tempo di Ritorno al futuro ). Una ossessione fortunata, messa a buon frutto insieme alla sua esperienza lavorativa nel mondo dei videogiochi. Certo, prima del successo di questo libro, il buon Ernest si era già fatto notare come sceneggiatore di Fanboys , film prodotto da Kevin Spacey nel 2009 (la sceneggiatura originale, però, risale al 2005 e fu acquisita a scatola chiusa dalla Weinstein Company). Tuttavia, il romanzo si può considerare senza se e senza ma l’opera prima di Cline. Denso di citazioni e riferimenti al glorioso periodo degli Ottanta, allusioni spesso così esplicite e sbandierate da sembrare ingenue, ma si tratta di un’ingenuità voluta e consapevole. Una sorta di espediente che rende il romanzo limpido alla lettura. Accattivante fin dalla prima pagina, cattura l’occhio e la mente del lettore e lo guida senza rallentamenti o esitazioni fino allo scioglimento finale della trama. Non è un romanzo semplicemente dedicato ai nostalgici della musica pop, o dei filmetti d’avventura tipici degli Ottanta (ve li ricordate Goonies , Gremlins , E.T. ?). Il fulcro del racconto è senza dubbio la cultura e l’iconografia di quegli anni, ma non è fondamentale per la comprensione della storia, di per sé molto semplice e di immediata assimilazione. Gli Ottanta sono solo un paludamento, colorati effetti speciali che distraggono il lettore da una vero e proprio affresco distopico. Il futuro, o forse il presente prossimo venturo, immaginato da Cline è una società molto fragile. Disadattamento, alienazione, distacco sono banali regole di vita. Tutti perseguono un solo principale valore: stare ben lontani dalla realtà, dimenticare ciò che veramente sono e la vita che conducono fuori da OASIS. L’umanità tratteggiata da Cline in un linguaggio semplice e diretto, com’è nella natura di un romanzo che non pretende di avere spessore letterario, vuole annegare nel virtuale e chiede solo il puro e semplice disinteresse dalle quotidiane storture.



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