Rebel - Il deserto in fiamme

Rebel - Il deserto in fiamme
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Dustwalk è in mezzo al deserto. Sabbia e ancora sabbia la circondano da tutte le parti. Non sorprende che Amani - un asso con la pistola che ha imparato ad impugnare ancora prima del cucchiaio - faccia di tutto per andarsene via. Vive in casa con gli zii, abbastanza scocciati di avere tra i piedi una ribelle con troppi grilli per la testa, assolutamente refrattaria al matrimonio ed ai costumi che si addirebbero ad una ragazzina. Così una sera, per racimolare i soldi necessari per raggiungere Izman, città grandissima e insieme luogo mitico che abitava tutte le storie che le raccontava sua madre prima di essere impiccata come adultera e uxoricida, decide di partecipare en travesti ad una competizione di tiro al bersaglio. La chiamano il Bandito dagli Occhi Blu ed è proprio questa caratteristica che la rende un elemento totalmente avulso dalla sua gente, una specie di stigma che la identifica con gli “stranieri” e che attira l’attenzione di Jin - anche lui nella fossa, quella sera, a sparare col nome Serpente dell’Est - ricercato per tradimento. Quando tra i cocci delle bottiglie frantumate dai pistoleri scoppia un parapiglia, nel momento esatto in cui il pubblico si scaglia contro gli allibratori che tentavano di truccare la gara a favore del loro uomo, Jin ed Amani si danno ad una rocambolesca fuga. Scappano da Dustwalk in sella ad un Buraqi, un cavallo di sabbia e vento dominato dagli uomini per mezzo del ferro; attraversano il deserto e le sue mille insidie scortando una carovana di commercianti e combattono creature mitiche a colpi di pistola senza che la ragazzina capisca bene quale sia la destinazione cui Jin la sta inducendo e senza sapere esattamente nemmeno chi sia realmente il Serpente dell’Est. La meta è raggiungere il Principe Ribelle - fratello di Jin - che con un esercito di pochi fedeli, sostenuto dai poteri dei Djinni capaci di evocare illusioni e forte di un’etica che non guarda a sé stesso ma al benessere comune ha mosso guerra contro suo padre, il perfido ed opportunista Sultano del Miraji. Amani, che scopre cose taciute di se stessa, deve decidere da che parte stare: proseguire il suo viaggio verso Izman oppure schierarsi col Principe Ribelle in questa battaglia per “una nuova alba. Un nuovo deserto”…

Rebel - Il deserto in fiamme è un romanzo che ha fatto scalpore ancora prima di essere pubblicato. Negli Stati uniti le case editrici hanno letteralmente fatto a pugni per accaparrarsene i diritti e la stessa cosa è più o meno successa in tutti gli altri Paesi in cui è uscito. I motivi sono facili da individuare. La sua giovane autrice ha saputo costruire, secondo i sacri crismi del genere fantasy, una storia che scivola via fluida ed appassionante, serrata e spettacolare, popolata da creature fantastiche, quasi mitologiche. La giusta dose di thrilling, la giusta dose di colpi di scena, la trama che all’improvviso scarta di lato, la tensione che si spezza con repentine schegge di ironia rendono la lettura ipnotica e famelica. Non c’è qui l’urbanistica e la paesaggistica complessa e strutturata tipica di questo genere ed è forse questa la carta vincente giocata da Alwyn Hamilton: i luoghi sono facilmente intuibili ed identificabili visivamente. La loro magia sta nei personaggi che li popolano: cavalli di sabbia e vento, mutaforme, skinwalker antropofagi, Incubi, Djinni e Demdji dai poteri magici più svariati. In questo mondo sospeso, fatto di miti, magia, incantesimi e alchimia i personaggi sono schierati nel più classico schema: da un lato i buoni, quelli che cercano un riscatto e che guardano al mondo con uno sguardo di portata altruista ed universale; dall’altro lato i cattivi animati da cupidigia, sete di potere, che tramano con l’inganno e guardano al prossimo con un’ottica miope. Se avete un pomeriggio uggioso e non sapete come riempirlo, se fuori piove e vi va di stravaccarvi sul divano sotto un plaid, Rebel - Il deserto in fiamme è il fantasy perfetto che vi trasporterà in un’altra dimensione facendovi perdere ogni coordinata spaziale e temporale. Nell’attesa impaziente del prossimo episodio.



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