Red carpet in noir

Red carpet in noir

Roma, anni ‘90. Pietro Vannucchi anche quella mattina è alle prese con lo spettacolo teatrale che a breve andrà in scena. La voce profonda del regista a impartire ordini, i rapporti con i colleghi non sempre idilliaci e spesso conditi da gelosie. Eppure Pietro non ha mai abbandonato la speranza di poter un giorno sfondare nel mondo del cinema. Forte anche dell’appoggio di Giulia, la sua compagna, che lavorando in Rai quasi quotidianamente incalza e sollecita i vari dirigenti dell’azienda con quel nome a lei tanto caro. Una fiction, una particina, una comparsata, qualsiasi cosa che possa permettergli di spiccare finalmente il volo. Ma quando anche l’ennesimo progetto sembra andare in fumo e con il figlio ventenne senza arte né parte che è costretta a riprendersi in casa con lei e Pietro, rispedito al mittente dal suo ex marito, alla coppia sembra quasi crollare il mondo addosso. C’è solo una fiammella che sembra accendersi in fondo al tunnel dello scoramento artistico e familiare. Una piccola particina in un film a grosso budget della famigerata produzione Nunziante Ferranti che si girerà a breve, dove ci sarà la star del momento, l’attore Valerio Clerici. Sembra finalmente l’occasione buona per Pietro che grazie alla sua agente riesce ad avvicinare il famoso attore lasciandogli il suo contatto telefonico. L’attesa di quella famigerata telefonata che può cambiargli la vita diventa però lo spartiacque per Pietro e la sua metà. Se da un lato lui ostinatamente e quasi infantilmente resta aggrappato a quella flebile speranza, dall’altro Giulia si dimostra sempre meno comprensiva verso il suo uomo cercando di convincerlo a cercarsi oramai un “vero” lavoro. Eppure quando tutto sembra perduto la telefonata di Clerici ormai insperata arriva. Ma sarà davvero un bene per lui?

Romanziere, sceneggiatore, saggista, drammaturgo, Antonio Gerardo D’Errico ‒ che alterna saggi biografici (su Pino Daniele, Roberto Straccia, Marco Pannella) a romanzi ‒ ci regala qui un noir atipico, introspettivo, cupo, nato dalla confidenza di un noto personaggio del mondo del cinema che scandaglia in profondità le ombre di quel dorato ambiente. L’ambizione sfrenata, la gelosia, l’arrivismo, la sete di gloria e potere, sono tutti elementi che sgorgano dalle vicende dell'idealista e arrivista Pietro Vannucchi, un attore alle prime armi con il fuoco sacro della recitazione a guidarlo, che sfida a mani nude le consolidate regole del modo dello spettacolo, fatto di amicizie e alleanze poco edificabili, di ripicche, di giochi di potere decisi ai piani alti di aziende e case di produzione. Eppure Pietro non si arrende, non si lascia abbattere: in nome della sua sete di gloria e della sua arte, quella che non si rassegna a voler mettere in secondo piano anche a costo di mandare in rovina amori e sentimenti riguardanti la sua sfera privata ‒ fino al colpo di scena finale che giunge secco e inaspettato -, decide comunque di spingere sull'accelleratore della sua carriera fino in fondo, costi quel che costi. D’Errico squarcia così il sipario per mostrarci cosa realmente avviene dietro le quinte di un mondo idealizzato ma non privo, come e forse più di qualsiasi altro ambiente lavorativo, di trame oscure, umilianti, di manovre aziendali che davvero poco hanno a che fare con l’arte e con la meritocrazia, fino a giungere alla pura follia. Un carrozzone davvero lontano da quello luminoso e stroboscopico raccontatoci da riviste patinate e non. Un romanzo che non vuole certo disilludere ma che mette in guardia chi troppo spesso crede che il mondo dello spettacolo sia tutto lustrini, paillettes e firme di autografi. Perché più spesso di quanto si creda il red carpet può tingersi inaspettatamente di noir.

LEGGI L’INTERVISTA A ANTONIO G. D’ERRICO



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