Redenzione

Redenzione
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Tenmile, Montana, anni Ottanta. Pemberton, il preside della scuola locale di quella piccola comunità di ex minatori e boscaioli, ha allertato Pete Snow, l’assistente sociale della zona. C’è questo ragazzino vestito di stracci che è stato visto dagli altri ragazzi gironzolare con fare sospetto nei pressi della scuola. Ora, dopo avergli pure morso una mano, è in compagnia dell’infermiera e pare essersi calmato. Ma con loro non pare voler proprio parlare. Pete accorre subito. Il bambino a prima vista sembra un selvaggio: denutrito, vestito di pantaloni militari e un maglione largo pieno di buchi. Ai piedi un paio di enormi scarponi. Non s’è fatto visitare ma l'infermiera ha detto che è malnutrito, ha infezioni sui piedi, puzza come un cane randagio e ha contratto probabilmente lo scorbuto. Andrebbe nutrito, lavato e sopratutto visitato. Per questo l’infermiera lascia a Pete il numero di un vecchio pediatra della zona. Pete chiede ai due di rimanere solo col ragazzo. Ha undici anni ma ne dimostra meno, si chiama Benjamin e non è della città. Pete si offre di riaccompagnarlo a casa dai suoi genitori. Prima però passa in farmacia a prendergli qualche vitamina e in un negozio per comprargli un giaccone e dei vestiti puliti. Ma il bambino si rifiuta di indossarli e scoppia in lacrime dicendo che non li vuole, che il padre non vorrebbe. Poi però cede e li indossa. Abitano a nord di Tenmile, tra i fitti boschi sui monti Purcell. Benjamin però non sa indicare a Pete nessuna strada convenzionale per effettuare il percorso a ritroso verso casa sua. Vagano così per ore finché non trovano un punto che il ragazzo riconosce. Scendono dall’auto che è ormai quasi sera e s’incamminano su per il sentiero. Mentre Pete si arrampica all'interno di quella foresta che si fa sempre più fitta preparandosi il discorso per i genitori, sente dire al ragazzo che il padre sta arrivando. Pete non fa in tempo a voltarsi per cercarlo con gli occhi che sente rimbombare nella valle silenziosa il tuono di un sparo...

Poco più che quarantenne, Smith Henderson ‒ ex copywriter e sceneggiatore di serie tv ‒ si cimenta qui con il suo monumentale esordio letterario. Un’opera di oltre cinquecento pagine che, va detto, non coglie pienamente il bersaglio, soprattutto per l’eccessiva e non sempre giustificata lunghezza – che spesso trasborda in prolissità – ma che ha una sua innegabile potenza letteraria e spessore narrativo, oltre che sociale. Perché il velo di Maya che Henderson solleva è su uno di quei dolorosi temi che fanno certamente male e colgono nel segno. Pete, il suo assistente sociale che si inerpica nelle desolata e immense foreste innevate del Montana, è nel suo lavoro quasi un missionario. Idealista e meticoloso, insegue e segue i “suoi” ragazzi con una dedizione maniacale e un trasporto che va ben oltre il protocollo che la professione richiederebbe. La redenzione che prova a consegnare ai suoi piccoli e disagiati assistiti è anche la sua, visto che nel privato Pete ‒ a dispetto del cognome Snow ‒ è in realtà esattamente come loro, un disagiato incapace di fare i conti con le proprie ossessioni e deviazioni. L’anarchia con la quale si trova a combattere è anche la sua, le voci strozzate, flebili, capaci di urlare rabbia e disperazione sono esattamente come quelle della sua anima con cui da anni combatte. Eppure sia nel pubblico che nel privato Pete usa la stessa dedizione, lo stesso impegno, la stessa caparbietà nella ricerca di una redenzione forse impossibile da trovare su questa terra, su quella terra aspra e dimenticata da Dio. Una società e una socialità chiusa, allo sbando, autolesionista fino al paradosso dell’eremitaggio in cui il padre di Benjamin ha deciso di rifugiarsi per combattere la sua personale battaglia, incapace di connettersi in maniera costruttiva all’interno della stessa comunità ma anche col mondo esterno e con l’autorità, spesso sorda e inerme. Un magma interiore ed esteriore che Henderson padroneggia ma non fino in fondo lasciandoci comunque testimoni di un’opera di alto livello, una denuncia forte, cruda, aspra come un urlo silenzioso e delicato allo stesso tempo impossibile da ignorare.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER