Regina d’ambra

Traduzione di: 
Editore: 
Articolo di: 

Autunno 2074. L’anziana Presidente della Regina d’Ambra, Noriko Iguchi, e il suo attendente Christian sono in leggera ansia. Sta arrivando a visitare l’immensa tenuta dove si produce il più prezioso vino liquoroso del mondo – che ha lo stesso nome di una rosa dalla grande bellezza – il nuovo direttore finanziario, un giovane parigino di nome Mathis Bremer. Il suo predecessore non sapeva niente di vino e quindi non si intrometteva nella gestione della tenuta governata da Noriko, ma c’è il rischio che il nuovo arrivato abbia idee differenti. Il giovane appare in lontananza, cammina a passo svelto: ha dovuto lasciare l’autoplano abbastanza lontano – le vigne non si possono sorvolare – ma è allenato, visto che Parigi è ormai un’immensa isola pedonale. Bremer si presenta, spiega che la sua è una visita informale, un primo contatto, che ci teneva a vedere personalmente le vigne, piuttosto che tramite le videocamere di un satellite. Non tutti hanno la fortuna di recarsi di persona alla Regina d’Ambra, gestita ormai da tanti decenni dalla leggendaria Noriko Iguchi, che a soli 32 anni, nel 2043 (Bremer allora non era nemmeno nato), aveva prodotto il suo primo millesimo. Il gruppo si dirige al “castello”, che in realtà somiglia più a una vasta residenza moderna che a un antico maniero. Nella residenza arredata in un originale stile che fonde tradizione giapponese e art déco Noriko indossa sul braccio un kirin robot a forma di drago fatto di diamanti, argento e pietre preziose che lei ha battezzato Adelaide. Dopo una degustazione in cui Bremer sfoggia un certo gusto in tema di vini, il nuovo direttore finanziario viene al punto. Le vendite sono eccellenti, è stata conquistata anche la clientela africana, le prospettive finanziarie e commerciali sono ottime, eppure l’assemblea degli azionisti vuole “pensionare” l’anziana Noriko. Il motivo è una informazione sensibile che la donna ha nascosto…

Esempio pressoché unico di fantascienza enologica, questo romanzo breve di Olivier Paquet nasce da una iniziativa editoriale presa nel 2014 da alcuni fra i più prestigiosi brand transalpini, da Chateau Cheval Blanc a Chanel: si è chiesto a sei scrittori di immaginare il “futuro del lusso” sessant’anni nel futuro, nel 2074. Paquet ha deciso di occuparsi di una delle eccellenze dell’industria del lusso: il vino, appunto. La ben nota fascinazione dello scrittore francese per la cultura giapponese è qui ben rappresentata, innanzitutto dalla protagonista, una anziana sommelier e vignaiola d’origine nipponica che incarna un affascinante mix tra antico e moderno. Se lo spunto iniziale del racconto poteva far pensare alla “solita” contrapposizione tra tradizione e innovazione, con un manager rampante che vuole portare a tutti i costi aria nuova nella gestione di una azienda vinicola prestigiosa, Paquet in realtà ci sorprende evitando ogni banalità e fa abbracciare alla veneranda “samurai del vino” Noriko Iguchi la tecnologia più avanzata: i suoi collaboratori più preziosi, quelli a cui affida le sorti della sua preziosissima vigna (e quelli grazie ai quali l’ha gestita negli ultimi anni, in cui ha perso l’odorato) sono infatti una intelligenza artificiale biotecnologica che la donna indossa sul suo corpo e un robot sommelier dal gusto raffinatissimo. Temi a parte, si tratta di una lettura breve e piacevole che può interessare anche chi non è un fan della Science-Fiction, un apologo di discreta raffinatezza che si gusta come un bianco fruttato, ben fresco.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER