Regione oscura

Regione oscura
È un’anonima mattina invernale prima di un banale viaggio di lavoro. Nulla lascia presagire quello che succederà. Fa freddo, ma lui ha dimenticato la sciarpa. Sono anni che vive così, tra aerei e alberghi, scrivendo rapporti ben pagati ma pressoché inutili per i suoi capi. Una volta a destinazione incontra Oscar Lauss, il nuovo ambiguo direttore della filiale periferica della società, un cumulo di capannoni scheletrici, vestigia di una prosperità sepolta nel gelo. D’un tratto, riceve un messaggio sul cellulare, che parla di un piano, ordito dallo stesso Lauss, per portare allo stremo i dipendenti, obbligandoli al licenziamento. Infine, quell’evento “impossibile da ridurre in cifre. Un episodio capace di sconvolgere la vita della multinazionale, sporcandone la reputazione per mesi, forse per anni, fino a quando una ammiccante strategia pubblicitaria riuscì a far sparire fra le cosce di una celebre attrice il sangue dei morti ed ogni altro peccato”…
Regione oscura di Andrés Beltrami è un romanzo molto ben scritto, che scorre fluido in continuo crescendo, freddo e misurato tanto più quanto sono sconcertanti le nefandezze che rovescia sul lettore, che precipita in un vortice torbido, cupo, malinconico e avvincente dal quale non si riesce a staccare prima che la storia abbia completato il suo sviluppo. La matassa si dipana come un fiume in mille rivoli, in cui si potrebbe anche rischiare di perdere l’orientamento, se non fosse che lo scrittore accompagna il suo pubblico per mano con sicurezza tra colpi di scena notevoli e immersioni nelle pieghe più oscure dell’anima, soprattutto di quella del protagonista, costretto a ridestarsi, ad attraversare la regione oscura del suo inconscio per riprendersi in mano la vita. 

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