Regno a venire

Regno a venire
Richard Pearson, brillante e disincantato 42enne londinese che ha appena ricevuto il benservito dall'agenzia pubblicitaria nella quale lavorava a causa di una campagna-fiasco, riceve un'altra pessima notizia: il suo anziano padre, che vive in una cittadina l'ungo l'autostrada, ai margini dell'aeroporto di Heathrow, è stato ucciso da un cecchino che si è messo a sparare a casaccio sulla folla di clienti di un centro commerciale. Due settimane dopo il funerale, Richard raggiunge Brooklands, la cittadina in questione, per fare il punto sull'eredità paterna con l'avvocato Geoffrey Fairfax e sulle indagini sull'omicidio con Mary Falconer, sergente della polizia locale. Il defunto Stuart Pearson, 75 anni, era un capitano della British Airways in pensione, ex donnaiolo, separato dalla moglie da decenni e sostanzialmente misantropo: il figlio lo conosceva appena. Mentre in virtù del suo mestiere Richard ha l'impressione di conoscere molto bene le strategie di marketing occulto dell'enorme Metro-Centre, i suoi riti di massa, la sua presenza ingombrante sulla comunità locale, l'untuosa gentilezza del personale e dei manager. Principale sospetto per il massacro al centro commerciale è Duncan Christie, uno sbandato ricoverato in un ospedale psichiatrico dal quale era uscito proprio la mattina degli omicidi per un pemesso, con diversi precedenti penali e una lunga storia di odio e cause giudiziarie contro il Metro-Centre. Ma sia la timida Falconer che il fascistoide Fairfax sembrano nutrire seri dubbi sulla colpevolezza di Christie – o meglio, a Richard danno l'impressione di esserne addirittura complici. Quando il giudice proscioglie l'uomo da tutte le accuse per insufficienza di prove, Richard si trova a cercare di capire chi ha ucciso suo padre e perché...
James Graham Ballard torna sui suoi temi di sempre: la faccia oscura del consumismo e il suo ruolo nel dominio delle masse, i riti della modernità borghese visti da un punto di vista antropologico e quasi esoterico, l'incomunicabilità degli individui all'interno della società contemporanea, l'emergere della violenza come unica via di sfogo praticabile. Ma lo fa con un apologo stanco e un po' stiracchiato, che ha poco o nulla del carattere rivoluzionario dei suoi scritti più famosi (e del resto dopo lo “Zombi” di Romero - girato nel 1978! - sul simbolismo dei centri commerciali si ha la sensazione che tutto sia stato già detto) e anzi soffre di una ridondanza un po' senile – detto con l'immensa ammirazione che proviamo per questo autore recentemente scomparso.  Welcome to the promised hinterland.

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