A regola d’arte

A regola d’arte

Alla Browns Arbiter Gallery, specializzata in arte moderna, è esposta un’opera intitolata “Morte di un broker”. È un manichino impiccato talmente realistico da sembrare vero. Poi c’è una testa di maiale (vera) in una teca con mosche e larve e molte altre opere sul genere, ma quella attorno a cui si è formato il capannello più folto non è un’installazione, sebbene possa sembrarlo. È il corpo di un uomo sui sessant’anni, con la gola squarciata. La realtà irrompe insieme all’urlo della moglie che si inginocchia ad abbracciare il cadavere del marito, Achille Stefanelli De Vitis. Non un nome qualunque a Londra. Trasferitosi nella capitale britannica per motivi fiscali, l’uomo ha saputo investire il suo denaro diventando un filantropo con agganci nella high society e nella politica. Le indagini sono affidate al chief superintendent della Police Station di Mayfair e alla vice ispettrice Amanda Jefferson. Sono all’inizio dell’indagine e già devono fare i conti con l’intromissione dell’ambasciatore italiano e addirittura di un ministro. Da lì a poche ore, Amanda riceve la telefonata di Virginia, un’amica da sempre. Compagna del capo di una delle peggiori gang di Brixton, è disperata per la scomparsa della figlia Cindy. C’è una sola persona che può aiutare Amanda a ritrovare la bambina – che potrebbe essere in mano ad una gang rivale – senza farlo diventare un “caso” ufficiale. Peter Mc Bride, un uomo che come lei e Virginia è nato e cresciuto a Brixton, ma invece di diventare un boss della malavita, è diventato un poliziotto…

Stefano Tura ha iniziato a scrivere di Cronaca nera al “Resto del Carlino”. In RAI dal 1989, si è occupato prima della redazione regionale (occupandosi anche lì di Nera e Giudiziaria), per poi diventare inviato di guerra per la redazione Esteri. Dal 2006 è corrispondente da Londra per RAI1. Le sue inchieste hanno indagato spesso su temi “sensibili” come terrorismo, traffico di organi e adozioni illegali. È stato vincitore e finalista di svariati premi, fra i quali ricordiamo il Premio Romiti. Qui ci propone il capitolo conclusivo della trilogia che vede protagonista Peter McBride. Il tema come nel precedente Tu sei il prossimo è particolarmente “tosto”, si parla di bambini rapiti o comunque sottratti a chi dovrebbe avene cura, per scopi che prima di illeciti sono immorali, dolorosi e inaccettabili. L’intreccio con i problemi di una Londra che in parte è sotto il controllo delle gang, con il contorno di violenza che è proprio di certi ambienti, rende A regola d’arte un thriller a tratti davvero adrenalinico: dico a tratti perché nella prima parte del romanzo abbondano (e sto usando un eufemismo) descrizioni accurate e minuziose ‒ sia dei personaggi che dei luoghi ‒ che oggettivamente rallentano la lettura. Superato questo scoglio però, complice anche l’intreccio con una terza indagine – si parte dall’omicidio di un ricco mecenate italiano che ha fatto la sua fortuna a Londra per passare al rapimento di una bambina, sempre a Londra, per poi arrivare a un cold case tutto italiano – si resta incollati alle pagine.



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