René Dubois ‒ La vita ai tempi di Dario Mancuso

René Dubois ‒ La vita ai tempi di Dario Mancuso

Dario è un secchione. Dario ama la scuola e non sembra avere altri interessi se non lo studio, almeno fin quando una rossa dal sorriso contagioso non entra nel suo radar: è Diana, frequenta l’ultimo anno di liceo ed è bella da mozzare il fiato. Dario di anni ne ha solo quindici, ce la farà a conquistarla? Siamo nel 2030 e forse scriverle una lettera può sembrare fuori moda, ma se l’istinto non lo tradisce colpirà nel segno. Gli anni volano come uno stormo di gabbiani, ora Diana insegna al liceo che frequentava e Dario sta per completare i suoi studi, i due vivono insieme e si amano ma il sereno è destinato a durare poco. A Catania vive la famiglia Mancuso, ricca, stimata e con qualche segreto di troppo: Dario ha tagliato i ponti con i suoi, ma all’accorato appello del padre non può sottrarsi Antonio Mancuso ha bisogno di aiuto, deve essere accaduto qualcosa di grave, qualcosa che mette a repentaglio la serenità di tutti. Deve andarci oppure no? Si chiede, ma d’improvviso ogni pensiero è interrotto da una sonora scarica di proiettili…

Sicilia, futuro prossimo. Tre omicidi falcidiano la famiglia di Dario Mancuso tanto che alla fine restano vivi soltanto lui e il fratellino Ignazio, di dieci anni. Qualcuno ha sterminato la famiglia e loro due sono in pericolo, l’unica via d’uscita è fingersi morti e cambiare identità, espediente di pirandelliana memoria. Ma Dario non fu Mattia Pascal, nel senso che qualità di scrittura intreccio e spessore dei personaggi non sono certo ai livelli del maestro girgentino. Dario è solo Dario, studente impreparato agli eventi, e con la sola ventura di avere un amico disposto a tutto per lui: infatti è Mirko il personaggio che più risalta dell’intera vicenda, cocciuto e tenace nonostante la giovane età. Né giallo né noir, René Dubois rivela piuttosto toni grigi e manca di un impianto solido. Forse sarebbe stato più efficace sotto forma di racconto, fatto sta che l’esperimento letterario dell’esordiente Giulia Campinoti ha più di qualche pecca e non cattura il lettore ‒ se non in qualche sprazzo di lucidità.



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