Restiamo così quando ve ne andate

Restiamo così quando ve ne andate
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Francesco ha da poco superato i quarant’anni. Lavora in un supermercato. Non è di certo quello che sognava ma bisogna stringere i denti e accontentarsi perché lo stipendio gli è indispensabile per avere una vita dignitosa. La sua massima aspirazione è invece suonare il pianoforte. Vorrebbe vivere di musica, esibirsi ovunque nel mondo, trovare la sua ispirazione per comporre qualcosa di perfetto. Fuma hashish per rilassarsi, per calmarsi, per sentirsi al posto giusto nel mondo. Monica è la musicista con cui collabora e con cui ha una storia. Eppure Francesco sta perdendo la testa per una ragazzina molto più giovane, Fatima, sua vicina di casa. Francesco sa perfettamente che la relazione con Fatima è destinata a terminare ma è un eterno indeciso, non sa come riuscire a far conciliare i suoi sogni con la realtà. A seguito di un incidente capitato ad uno dei suoi migliori amici, Francesco lascia il lavoro: è stanco di essere sfruttato, stanco di avere a che fare con datori di lavoro sempre pronti a pretendere che si svolgano orari massacranti senza un giusto compenso. La musica sarà la sua salvezza, dovrà suonare, comporre, viaggiare, per ritrovare se stesso e vedere la sua vita con una prospettiva diversa. A volte serve un atto di coraggio, un salto nel buio, per far sì che tutto possa essere più vicino possibile ai nostri desideri. Bisogna solo avere la forza, l’incoscienza, di saltare e giocarsi il tutto per tutto…

Restiamo così quando ve ne andate è l’ultimo lavoro di Cristò che ha pubblicato altri quattro romanzi brevi e collabora con “alfabeta2”, “Artribune” e “minima et moralia”. Il suo ultimo lavoro è un romanzo dal plot apparentemente facile e immediato ma che riesce sempre a sorprendere il lettore, lo tiene incollato alle pagine mantenendo il ritmo della narrazione, il pathos, sempre alti. La scrittura di Cristò colpisce al centro del nostro stomaco, forte, precisa. Tutti noi quarantenni siamo molto simili a Francesco, il protagonista. Scissi tra un lavoro di cui molto probabilmente non ci interessa un granché ‒ ma ci serve ad essere indipendenti, a collocarci in una ipotetica scala sociale ‒ e le nostre aspirazioni, i sogni che teniamo chiusi nei cassetti con la paura di provare anche a far sì che diventino realtà perché a tutti la vita ha insegnato bene che la maggior parte delle volte ci si deve accontentare, si devono coltivare le proprie passioni in silenzio. A raccontarci la storia di Francesco non è il protagonista stesso. Sono le pareti della sua abitazioni, le stanze che abitiamo e che assorbono i nostri sentimenti, la felicità e la tristezza con cui le riempiamo, la musica che ascoltiamo in sottofondo. Cristò osa nel suo romanzo, sposta in alto l’asticella creando un’opera interessante: la sua è una voce inconfondibile nel panorama italiano e abbiamo bisogno di autori che osino sperimentare, che ci emozionino come Cristò è riuscito a fare in questo romanzo.

 


 

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