Riccardo III

Riccardo, duca di Gloucester, nutre un odio profondo nei confronti del fratello Edoardo che regna con successo sul Paese. Per dare pace alla sua sete di potere, che lo riscatti anche della sua deformità fisica, medita di prendere il suo posto e salire al trono nonostante non ne sia il legittimo successore. Lo precede nella gerarchia suo fratello Giorgio. Cospira dunque, insieme a un indovino, affinché il re possa sospettare Giorgio di assassinio e lo faccia condurre nella Torre di Londra mentre con la complicità dell’amico Enrico Stafford, duca di Buckingham, riesce a persuadere gli altri nobili di essere l’uomo degno di ‘accaparrarsi’ il trono alla morte di Edoardo IV. Per arrivare ad esso, assassina tutti coloro che si frappongono al suo obiettivo, compresi il giovane principe Lord Hastings, il suo alleato Buckingham e la famiglia (moglie e figli). I suoi misfatti però vengono a galla: gli appaiono in sogno i fantasmi di chi ha ucciso e ritrovatosi solo nel momento in cui deve affrontare in battaglia Enrico VII, conte di Richmond, viene ucciso da quest’ultimo trafitto da un colpo di spada in un combattimento corpo a corpo…
Riccardo III è l’ultima di quattro opere teatrali nella tetralogia minore di Shakespeare che conclude il racconto drammatico della storia inglese prossima al periodo del 1485 (dopo la guerra tra le due famiglie dei Lancaster e degli York e la presa definitiva del potere da parte dei Tudor), iniziato con Enrico VI (parte 1, 2 e 3). Il contesto politico costituisce però solo lo sfondo del dramma, l’interesse dell’autore è infatti quello di mettere in luce il personaggio – Riccardo - la sua psiche e la sua anima, entrambe alimentate da una spietata e insana malvagità che trova soddisfazione soltanto nel compimento di efferati delitti. Rivalsa della sua sete di potere, nel quale è convinto di potere appagare ciò che la vita gli ha negato: una fisicità degna della sua idea di regalità. Una malvagità acerrima, nutrita da una ironia sarcastica attraverso cui Riccardo si permette di giocare con il suo e l’altrui destino, come se ne potesse possedere la trama, arrivando a vendere la propria anima al diavolo come un più moderno Dorian Gray, ma pugnalando anziché la propria immagine le vite dei suoi rivali. Riccardo incarna così la tragedia, psichica e morale, di un uomo che non accetta di essere messo da parte, abbandonato e annullato tanto più per colpa della sua deformità fisica, simbolo e fonte di una fragilità alle quali non riesce a fuggire. Ma che, invece, lo riportano a fare i conti con se stesso e lo spettro della sua coscienza. Una coscienza codarda, risvegliatasi alla vigilia della fatale battaglia di Bosworth nella quale perderà la vita, che lo metterà di fronte alla sua esistenza e natura scellerate: una autorivelazione che sfiora, per Riccardo, la disperazione, l’odio verso se stesso e il terrore. Dai quali tuttavia non vi è riscatto.

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