Ricchi per caso

Ricchi per caso

L’Italia è annoverata tra le potenze industriali del mondo, eppure dagli anni ’70 sta conoscendo un graduale e inarrestabile declino economico. È vero che dall’Unità in poi ha vissuto epoche di intenso sviluppo – il miracolo giolittiano, la golden age del dopoguerra - dovuto però più al caso o a congiunture internazionali favorevoli che non a scelte sistemiche. Imperdonabile è che a partire dagli anni ’90 non siano state adottate politiche “inclusive”, volte a coinvolgere la maggior parte della popolazione nel processo di crescita economica, ma si sia rimasti ancorati a una logica di “modernizzazione passiva”. Lo si può notare nel ritardo italiano nei settori fondamentali delle tecnologie innovative e dell’istruzione e nello scarso impegno delle istituzioni nel valorizzare il capitale umano, ovvero “le capacità e abilità possedute dalla popolazione”. Rispetto ai paesi più industrializzati l’Italia ha creato meno brevetti, ha meno premi Nobel, meno laureati, specie nelle discipline scientifiche. Questo perché i governi che si sono succeduti alla sua guida hanno fatto scelte miopi e per niente ammodernatrici, dal poco investimento nella scuola alla protezione della piccola impresa…

Nell’introduzione di Ricchi per caso Paolo Di Martino e Michelangelo Vasta si chiedono se l’Italia stia vivendo una “crisi profonda” oppure stia “tornando nella posizione marginale che aveva nei secoli precedenti all’Unità”. La risposta è molto negativa. Dalla loro indagine risulta che l’Italia ha conosciuto fasi di espansione dovute a pura casualità piuttosto che a una progettazione razionale e consapevole. Le cause dell’attuale immobilismo economico italiano vengono addebitate soprattutto all’apparato istituzionale, incapace sia di sfruttare i momenti di sviluppo per porre le basi di una concreta crescita tecnologica, sia di uscire da quel “deficit cognitivo” che impedisce di definire “regole del gioco” in grado di rendere efficiente il capitalismo nostrano. In questo modo si è determinato un sistema produttivo statalizzato e indotto. Ricchi per caso fa il punto della situazione dell’economia italiana, non limitandosi a un’attenta analisi storica e strutturale dei suoi meccanismi e delle sue disfunzioni, ma suggerendo possibili soluzioni di tipo organizzativo e politico che consentano di invertire la rotta affinché l’Italia non venga più considerata “l’anello debole” della locomotiva europea.



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