Richistan

Richistan
A corto di idee per le prossime vacanze? Vi consiglio una puntatina nel Richistan, nel cuore dell’America milionaria. Dico puntatina perché stare al passo con il menage quotidiano dei richistani è un affare da decine di migliaia di dollari al giorno. Sono quasi nove milioni le famiglie americane in grado di permettersi yacht da 100 metri, jet privato, personale specializzato gestito da un household manager, campi da golf a 19 buche, piste di pattinaggio su ghiaccio, ville museo in stile tudor da 2000 m2, Bentley da 300.000 dollari e posti in prima fila nel campo delle donazioni filantropiche a sei zeri. Robert Frank, giornalista per il Wall Street Journal, ha girato il suo paese per un anno intero alla ricerca di richistani da intervistare, per offrire un ritratto dettagliato di quella classe sociale che sta ridisegnando l’economia e il consumo mondiale, e che si sta espandendo oltre i confini USA. Come è possibile che dal 1995 ad oggi il numero di milionari sia duplicato? Da dove arrivano tutti questi soldi? La crescita dei mercati finanziari, la circolazione libera delle merci, la privatizzazione e una politica fiscale in favore dei ricchi (l’aliquota dell’imposta federale è calata del 91% dal ’95 ad oggi) potrebbero essere risposte plausibili, ma c’è dell’altro…
I moderni ricchi sono degli stacanovisti: il lavoro (fino a 18 ore al giorno) è il loro svago preferito e la fonte principale di guadagno deriva dai rientri monetari. I moderni imprenditori, quelli che hanno una vera marcia in più, avviano infatti aziende ad alto capitale di rischio per poi rivenderle con un interesse percentuale che frutta, che aumenta il gruzzolo, in un circolo infinito dove il soldo genera soldo, come in una miniera, e i poveri restano poveri. Come a dire: se non hai niente da investire difficile tu riesca a diventare un vero richistano, a meno che tu non abbia un colpo di genio, un’idea incredibile che nessuno ha avuto prima di te, come il folle ingegnoso che dal nulla si mise a costruire microcasette che si illuminano dall’interno facendone poi un business da milioni di dollari. Le attività che si spostano verso la produzione di beni di lusso sono in forte crescita, ma se è vero che i richistani sostengono l’economia globale è altrettanto vero che - vivendo spesso al di sopra delle loro possibilità - aumentano il debito del Paese. Ma è tutto oro quello che luccica? Direi di no… La pressione sociale, la corsa al possesso, la complicata amministrazione dei beni, la mancanza di tempo per godere di tutto questo ben di dio producono stress. Costantemente impegnati in nuovi progetti e ossessionati dall’idea che il popolino possa accedere ai loro stessi lussi, vivono una vita che non è vita. "Quindi?" vi starete domandando "ma chi se ne importa, potessi vivere da richistano non me lo farei ripetere due volte". E invece, per quanto possa sembrare assurdo, anche 'loro' soffrono di depressione, ansia da prestazione, angoscia esistenziale per l’assurda amministrazione dei propri beni alla quale devono fare fronte quotidianamente, e non certo da soli, pagando professionisti che siano in grado di salvaguardare un patrimonio che non sta neanche sul display di una calcolatrice. E potremmo andare avanti così per molto. Le implicazioni sociali, culturali, economiche, globali sono moltissime, più di quelle che possiamo immaginare, Frank docet in questo senso. Pazzesco, complicatissimo, quasi incredibile, si chiude il libro sgranando gli occhi e cercando di capire se sia uno scherzo o meno, ed invece è tutto vero, verissimo… e sconvolgente.

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