Ricordami così

Ricordami così
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A quattro anni dalla denuncia di scomparsa Justin è stato ritrovato. Non si era mai mosso dalla sua città, Southport, segregato da un maniaco che lo aveva manipolato dopo averlo soccorso per una caduta dallo skateboard. Quattro anni di inferno in cui la famiglia non si è mai arresa nelle ricerche. Il padre, la madre, il fratello minore ed il nonno hanno inquadrato la propria esistenza con l’esclusivo scopo di ritrovarlo. Le loro vite hanno preso a gravitare intorno a questa assenza, a questo vuoto da colmare con un’amante, col volontariato in un delfinario, imparando nuovi trick con lo skateboard. Non sono stati sufficienti i volantini, i cartelloni, l’insistenza della famiglia a non far calare il buio su questa vicenda. Per ritrovare Justin sono bastati due topolini comprati al mercato per il suo serpente. Il suo ritorno ‒ come ogni ritorno ‒ è una resa dei conti che spalanca uno iato, tra l’illusione di una famiglia perfetta e le crepe profonde che questa storia ha lasciato. Uno iato che va riempito come meglio si può, rimandando ad una confessione intima ed individuale l’analisi delle colpe. Il guardaroba da rifare, la comunità che si stringe intorno alla famiglia Campbell per questo evento assolutamente inatteso, la casa invasa da piante, fiori e pupazzi per Justin diventano le occupazioni principali a parvenza di una riconquistata normalità. La verità però è dolorosa, come tutte le verità che vorremmo allontanare da noi e trapela poco a poco, centellinata, sparsa. Alla sete di informazioni della famiglia si oppone il silenzio non ostile di Justin. Sarà lui a decidere cosa dire e quando. La foga di recuperare il tempo perso, l’intenzione di ritrovarsi prima dentro se stessi e poi come famiglia si intreccia all’arresto del rapitore, agli esiti incerti del processo, alla ricostruzione lenta e dolorosa di questi quattro anni in cui Justin ha smesso di andare sullo skate, ha iniziato ad accudire un serpente, ha distribuito giornali col suo rapitore, ha iniziato a dormire di giorno, ha mangiato i cereali direttamente dalla scatola. Ha avuto una fidanzata e ha condotto tutto sommato una vita ordinaria. È questa ordinarietà che innesca domande di fuoco, espiatorie a cui non è detto che riusciranno a dare risposta…

Ricordami così è una mappa sulla quale si dispiegano le falle profonde all’interno di un nucleo familiare apparentemente solido. È anche l’esempio lampante di come la solitudine ci abiti tutti in un modo o nell’altro. Ancora di più è la dimostrazione di come ogni evento ci possa cogliere impreparati e ci possa condurre negli abissi più profondi del nostro essere, facendoci produrre pensieri talmente torbidi da non essere disposti ad ammetterli nemmeno a noi stessi. È un romanzo sulla disgregazione, sulla frammentarietà e sulla colpa. Una sorta di peccato originale di cui tutti si credono responsabili ed incapaci di pagarne il tributo. Ogni membro della famiglia si illude di far parte di un insieme, ma al ritrovamento del ragazzo si rende conto invece di aver vissuto quei quattro anni di ricerca in maniera indipendente e scollata dal resto. Con riflessioni, scopi, speranze ed emozioni diverse. Ciascuno di loro è cresciuto per conto proprio dentro questa ferita guardandola da una prospettiva assolutamente personale senza mai, mai condividere questa ottica col resto della famiglia per l’insostenibilità di pensieri truci che in maniera quasi innata si fanno strada, ma sono talmente insopportabili che portarli fuori significherebbe quasi ammettere una sconfitta, un fallimento. Johnston mette in piedi una storia quasi morbosa, al limite dell’allucinazione, sul filo della follia. Così ricca di capovolgimenti che è difficile riuscire a tracciarne una trama senza correre il rischio di incappare nello spoiler. È un romanzo denso, compatto, che martella ossessivamente la psicologia dei personaggi. Una medesima storia ‒ il rapimento di Justin ‒ è scandagliata da quattro punti di vista diversi con slanci, riflessioni ed analisi divergenti. Ancora prima che nel loro aspetto fisico, i personaggi ci vengono presentati nella loro interiorità. Messi a nudo con crudele sadismo, scoperchiati fin dentro le loro ultime e più flebili resistenze. Sono, tutti, il riflesso delle reazioni implicite dentro ogni dramma: il senso di impotenza, la sete di vendetta, la pavidità davanti ad una scelta forte, la paura che il cambiamento possa turbare, la consapevolezza che soli si è ancora più esposti e piccoli e fragili.



 

 

 

 
 
 
 

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