Ricordi

Ricordi
Perduta ogni capacità di entusiasmo, caduta ogni speranza di modificare positivamente il flusso degli eventi con un atto profetico o compiendo un gesto eroico, accertata l’impossibilità di dettare leggi ispirate al bene comune e a principi universali, di guardare alle vicende del passato per ricavarne ammaestramenti e modelli utili a tracciare una guida per il futuro, ridotta la politica a mero strumento di conquista e difesa dei privilegi, considerata la storia un intreccio di bassi egoismi non riconducibili a una norma unica, non resta all’uomo che abbandonare ogni pretesa costruttiva per assecondare le proprie ambizioni. Se Niccolò Machiavelli riteneva ancora possibile forzare il corso della storia per ottenere un costruttivo rinnovamento della società italiana, l’animo di Francesco Guicciardini appare invece pervaso da una sentimento di assoluto sconforto. Non mancano anche in lui aspirazioni e ideali politici, ma sono sogni per i quali ritiene ormai che sia vano adoperarsi. Con distaccata saggezza e sottile irrisione, egli sofferma il proprio sguardo sulle innumerevoli miserie e vanità degli uomini nel complesso e mutevole avvicendarsi delle esperienze terrene…
I Ricordi condensano quasi trecento considerazioni di natura politica e civile che Francesco Guicciardini iniziò a stendere a più riprese tra il 1512 e il 1530, per poi rielaborarli e sistemarli in maniera definitiva durante gli anni del suo ritiro ad Arcetri, dove si spense nel 1540. L’opera non rappresenta, dunque, un punto di arrivo, ma piuttosto il graduale precisarsi delle sue convinzioni, maturate attraverso una diretta esperienza degli affari politici e diplomatici. Il convincimento che il mito dello Stato appare corroso e deteriorato, che le leggi vengono irrise per perseguire unicamente la salvezza del “particulare”, che la natura umana è facilmente corruttibile al male, che l’etica e la religione hanno solo un valore strumentale, che le vicende umane sono dominate dalla fortuna, cui solo una prudente analisi delle circostanze può porre un certo rimedio. Osservazioni acute e disincantate, rese con stile rapido e penetrante; ma che, nella nervosità rapsodica del periodare e nella vivacità icastica di alcuni raffronti, risultano talvolta contraddittorie, a seconda delle circostanze che le hanno di volta in volta suggeriste. Rivelando in Guicciardini spiccate doti di osservatore e una felice capacità di sintesi, che gli consentono di riprodurre un efficace affresco politico del rinascimento italiano.

 

 

 

 
 
 
 
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