Rigodon

Rigodon
Bebert il gatto fa le fusa in un angolo, Lili sta dando una lezione di danza, il telefono squilla con insistenza e in lontananza si può sentire lo scorrere umido e lento della Senna. Un anziano bisbetico e bizzoso impreca contro gli scocciatori: è lo scrittore Louis Ferdinand Destouches, in arte Céline, che in un villino della periferia parigina affronta il suo ultimo anno di vita. Costretto all’esilio per anni, Céline è tornato nella sua patria, la sua rabbia è intatta e in costante belligeranza con il mondo (“Accanto a me esiste niente! Solo che ciarlatani e farfuglioni… calcografi grotteschi, blatte purulente”) mastica e sputa insulti e imprecazioni. I giornalisti non gli danno pace, cercano il Maestro elemosinando interviste e memorabili ultime dichiarazioni: iene a caccia di un testamento verbale che Louis non vuole, e non può, più elargire (“Siamo tropo vecchi!... le nostre storie non vogliono dire più niente”). Tre cani, un gatto ed una moglie, ecco tutto quel che resta allo scrittore che ha scandalizzato la Francia con il suo antisemitismo e la sua sfrontatezza. Il suo studio – ultimo avamposto del suo mestiere di medico - ora è pieno di fantasmi, scheletri si appostano in giardino fiutando, peggio di giornalisti e segugi, la fine. Spettri che spingono Céline a fuggire - accompagnato dalla moglie devota e dal gatto chiuso in un sacco - in un trip allucinante ed allucinato, un viaggio metaforico nel segno della barbarie della Seconda Guerra Mondiale: un itinerario disperato attraverso l’Europa – dalla Germania alla Danimarca costellato da personaggi grotteschi, ai limiti della caricatura: le maschere di un momento storico lacerante ed indelebile...
L’ultimo romanzo di Celine, terminato nel 1961 poco prima della morte e pubblicato nel 1969, è l’ultimo grido di un autore perennemente sopra le righe, sprezzante e profondo, amaro e crudo cantore del vuoto di una umanità senza tempo e senza scampo. Confuso e illuminante come Guernica - il quadro simbolo della guerra civile spagnola dipinto da Picasso - il romanzo è completamente destrutturato e segue un filo narrativo ai limiti della schizofrenia – che è insieme memoria storica, flusso di coscienza, rabbia esistenziale e sdegno. E’ straniante per il lettore perdersi tra macerie di periodi e frasi spezzate, zigzagare come rapito tra puntini sospensivi (ma quanti!), contorcersi alla ricerca di un appiglio logico che non c’è. Céline in questo suo ultimo discontinuo lavoro finisce con l’inghiottire Destouches in un cannibalismo letterario che consegna il personaggio all'immortalità e restituisce l’uomo al suo mortale destino di polvere.

 

 

 

 
 
 
 
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