Ring

Ring

Asakawa è un giornalista sempre alla ricerca di nuove storie da raccontare. Sua nipote muore in circostanze misteriose assieme a tre suoi amici: tutti i ragazzi fulminati da una sorta di infarto nello stesso momento anche se a chilometri di distanza. Asakawa indaga su quelle strane morti, e ripercorrendo le mosse della comitiva negli ultimi giorni, scopre che avevano passato un periodo di vacanza in un isolato chalet di montagna. Giunto lì, il giornalista scopre una inquietante videocassetta che contiene una maledizione: ogni incauto spettatore del filmato deve morire entro una settimana, a meno che...
Con molti anni di ritardo arriva in Italia il romanzo che ha dato origine al fenomeno Ring: sette film (cinque prodotti in Giappone e due remake, uno coreano ed uno statunitense, più una serie interminabile di sequel), tre serie televisive, un manga e dulcis in fundo altri tre romanzi, che ci auguriamo vengano presto pubblicati in Italia, approfittando della Ring-mania che ha contagiato il pubblico nostrano, da sempre attento alle novità ed alle mode (ammettiamolo, perdinci!) provenienti dal paese del Sol Levante. Un intero mondo scaturito, con indubbio fiuto per il merchandising, da questo romanzo del buon Koji Suzuki, che come nelle migliori tradizioni presenta molte differenze dagli omonimi lungometraggi. Inutile e un po' pedantesco elencarle tutte, anche perché a loro volta i remake filmici ne hanno aggiunte di nuove, ma basti citare il sesso del protagonista, che è maschile, l'autore della morte della piccola Sadako ed il finale (su questi ultimi due punti permetteteci però di mantenere un rispettoso riserbo, a tutela del sacro diritto di sorpresa di ogni lettore). L'irresistibile fascino della vicenda sta nel maliardo mix (peraltro tipico della cultura giapponese moderna) tra mitologia arcaica, tecnologia e leggenda metropolitana: soprattutto l'ultimo ingrediente la fa da padrone nella prima metà del romanzo, agganciandoci inesorabilmente, per poi lasciare il posto ad atmosfere cupissime, plumbee, senza speranza, alle quali ci abbandona con spietata noncuranza. Un Male assoluto si materializza a poco a poco, e pagina dopo pagina si svela, ancora più spaventoso di quanto ci era parso di intuire. Suzuki tesse la sua tela di ragno con innegabile efficacia, anche se a volte il suo stile di narratore sembra come inadeguato alla complessità di quanto è riuscito - quasi incautamente - ad evocare. E se il romanzo fosse in realtà il mezzo inconsapevole che l'antica maledizione ha scelto per propagarsi e colpire, un pò come la vhs senza etichetta della vicenda di Ring? E se la sete di vendetta della povera Sadako stesse per uscire dalle tenebre dell'Inferno per abbattersi come un'epidemia sul nostro mondo? E se una malvagità senza nome stesse erodendo come un acido la nostra etica, trasformandoci in zelanti untori, negli strumenti di un genocidio? E se... Continuate voi. Io ho paura.

Leggi l'intervista a Koji Suzuki

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