Ripley Bogle

Ripley Bogle
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Mi ha partorito una laida montagna di lardo che mi aveva concepito durante una “scopata commerciale” e dopo la mia nascita alcune infermiere professionali hanno lasciato la professione a causa del trauma subìto per la mia bruttezza. Ho condiviso una idilliaca infanzia con i molteplici parti di mia mamma e il signor Bogle che durante una delle sue sbronze epiche ha tentato di eviscerarmi. Le mie radici si perdono in una genìa ininterrotta di subumana spazzatura gaelica e farabutti gallesi da parte di padre. Ho fatto molte scoperte importanti. La prima è stata nel primo giorno di scuola dopo che la mano crudele di mia madre mi ci ha trascinato recalcitrante: ho scoperto di vivere a Belfast e che Belfast è in Irlanda e che l’Irlanda malauguratamente fa parte di una cosa più grande, ma guai a farsi chiamare britannici. La scuola è stata un periodo di campi da calcio in cemento, subitanee folgorazioni per Demostene e una paziente attesa che il mio genio venisse riconosciuto, trascorsa in biblioteca, dove non potendo rubare dalla sezione bambini dove ero ipercontrollato, ho rubato dalla sezione adulti, dove nemmeno mi notavano. La biblioteca mi ha innalzato a vette di cultura inarrivabili, i libri consumati poi li seppellivo nel giardino di un vicino con l’aiuto di un mestolo da zuppa e una mazza da cricket. Nonostante fossi ormai un genio ultra colto ho però scelto di fingermi un imbecille. Ho ventuno anni e le mie occupazioni includono fare la fame, avere freddo e piangere istericamente su una panchina a pochi metri da Buckingham Palace…

Cosa vi ricordate dei giovani del 1989? Dei giovani inglesi in particolare? Della letteratura in generale? Ecco, Ripley Bogle\ McLiam Wilson è uno dei figli incazzati dell’austerity thatcheriana, uno degli autori che in quegli anni popolavano uno scenario letterario che andava dai post-minimalisti metropolitani e borghesi americani all’underground sulfureo e acido del post-proletariato europeo. Ed è proprio in questa fertile scena letteraria che nasce Ripley Bogle, da un autore la cui cultura gli consente di sfidare ogni singolo luogo comune e insultare ogni singolo vessillo letterario irlandese e britannico. Robert McLiam Wilson prende a picconate i capisaldi della letteratura patria, li dissacra e li seppellisce sotto le loro stesse macerie “con un mestolo da zuppa e una mazza da cricket” (!). Ripley Bogle, pubblicato solo ora in Italia ma scritto nel 1989, è un lavoro non equlibrato, iperbolico, a tratti urticante. È un gigantesco, catartico spurgo di tutto ciò di cui Wilson doveva liberarsi per poter scrivere Eureka Street. L’indagine di un uomo su se stesso diventa un’impietosa, crudele, sarcastica, punitiva descrizione del fallimento di un sistema economico, culturale, sociale, familiare, scolastico, politico. Il flusso di coscienza che Ripley Bogle ci vomita addosso inizia su una panchina di St. James Park e prosegue mentre si trascina affamato e in cerca di calore ai bordi della città in una gelida notte di giugno. Le parole sono come sputate da una sparachiodi puntata sul lettore col solo scopo di sfiancarne la resistenza finché, inevitabilmente finisce per dichiararsi sconfitto, smette di cercare un senso e si lascia trasportare nelle viscere affamate e sulle spalle scricchiolanti dell’unica voce narrante attraverso i meandri della sua mente e della città. Questo testo gronda di una tale quantità e qualità di sarcasmo, di doppi sensi, di rimandi e ammiccamenti tipici della cultura irlandese e “britannica” che la pur ottima traduzione non può fare molto per farlo apprezzare per l’assoluto, dirompente capolavoro che è.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER